Isfol - Focus test.isfol.local Ultimi focus IT IT Il Quadro unico europeo dei titoli e delle qualifiche (EQF) http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311 <div><div style="line-height: 150%"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><strong>Un codice di riferimento comune a favore della mobilit&agrave;, delle opportunit&agrave; di apprendimento e del lavoro in Europa</strong></span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><br /><br /><strong>Indice</strong></span></div><ul> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="#tappe">Le tappe salienti di un processo</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=2">Che cos&rsquo;&egrave; l&rsquo;EQF</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=3">Perch&eacute; un Quadro unico e a favore di chi</a></span></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=3">Gli elementi chiave dell&rsquo;EQF</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=4">EQF: quale rapporto con ECVET</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=4">EQF: la relazione con Europass</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=5">Riflessi dell&rsquo;EQF in Italia</a></span><font size="2"> </font></li> <li><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=5">Link</a></span><font size="2"> </font></li></ul></div><div><p>&nbsp;<br /><font size="2"><strong><a href="/DocEditor/test/File/Focus_Isfol_Conoscenza_n.2.pdf">Scarica il testo integrale</a></strong> (formato .pdf, 313 kb)<br /></font></p></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><span style="font-size: 10pt"><a name="tappe">Le tappe salienti di un processo</a></span></strong></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><span style="font-size: 10pt">Il <a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/cha/c10241.htm">Consiglio europeo di Lisbona</a> del marzo 2000 rappresenta il punto di avvio di un processo virtuoso, che ha coinvolto gli Stati membri e i rispettivi sistemi nazionali di istruzione e formazione professionale. Sulla base, infatti, della comune esigenza di far fronte a problematiche nuove, derivanti da rapidi cambiamenti economici, sociali, tecnologici e dal continuo bisogno di rinnovamento delle competenze dei cittadini-lavoratori, i Paesi europei decidono insieme di puntare sullo sviluppo del sistema di istruzione e formazione, per accrescere il livello di competitivit&agrave; dell&rsquo;Europa. Con Lisbona si apre una prospettiva di stretta cooperazione in materia di <a href="http://www.welfare.gov.it/EuropaLavoroOld/ComunitaProfessionali/ComitatiEGruppiFSE/ParoleChiaveFSE/Istruzione.htm"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">istruzione</span></a> e <a href="http://www.welfare.gov.it/EuropaLavoroOld/ComunitaProfessionali/ComitatiEGruppiFSE/ParoleChiaveFSE/Formazioneprofessionale.htm"><span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none">formazione professionale</span></a> (<a href="http://europass.cedefop.europa.eu/europass/home/hornav/Glossary/GlossaryApp/navigate.action"><font color="#800080">VET &ndash; Vocational education and training</font></a>) fra gli Stati membri. </span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">La dialettica fra Paesi fa emergere un panorama complesso e multiforme, caratterizzato da significative differenze fra sistemi di istruzione e formazione di livello nazionale e regionale e da diverse condizioni di <em>governance</em> complessiva dei sistemi. Quella europea, dal punto di vista delle opportunit&agrave; di istruzione, formazione e lavoro, &egrave; ancora una realt&agrave; solo virtualmente fruibile in senso globale, a causa della mancanza di trasparenza delle qualifiche e della carenza di disposizioni che permettano ai cittadini di trasferire le proprie competenze da un sistema all&rsquo;altro.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><p><span style="font-size: 10pt">Per far fronte a questa situazione si rende necessario che le linee di principio definite a Lisbona vengano tradotte in azioni concrete. In questo senso va intesa la <a href="http://ec.europa.eu/education/copenhagen/copenahagen_declaration_en.pdf">Dichiarazione di Copenaghen</a> del 30 novembre 2002, con la quale i Ministri dell&rsquo;Istruzione di 31 Paesi europei (Stati membri, Paesi candidati e Paesi See) stabiliscono delle priorit&agrave; concrete, che si collocano all&rsquo;interno della proposta di un Quadro unico europeo (European common framework), funzionale al conseguimento di diversi obiettivi, fra i quali:</span></p><ul> <li><span style="font-size: 10pt">incoraggiare la mobilit&agrave; e l&rsquo;apprendimento permanente attraverso la messa in <strong>trasparenza</strong> di qualifiche e competenze</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">migliorare la <strong>qualit&agrave;</strong> dei sistemi di istruzione e formazione professionale</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">favorire l&rsquo;accesso personalizzato di tutti i cittadini ai percorsi di istruzione e formazione superiori attraverso il&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>riconoscimento e </strong>la<strong> validazione</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>dell' <a href="http://europass.cedefop.europa.eu/europass/home/hornav/Glossary/GlossaryApp/navigate.action"><font color="#800080">apprendimento non formale e informale (non-formal, informal learning)</font></a></strong></span></li> <li><span style="font-size: 10pt">definire un <strong>approccio comune per il trasferimento dei risultati dell&rsquo;apprendimento</strong> da un sistema all&rsquo;altro</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">definire un <strong>codice di riferimento comune per i sistemi di istruzione e formazione</strong> basato sui risultati dell&rsquo;apprendimento</span></li></ul><p><span style="font-size: 10pt">In funzione dell&rsquo;obiettivo &ldquo;<strong>trasparenza</strong>&rdquo;<strong> </strong>si sviluppa la prospettiva di un quadro unico per la trasparenza di qualifiche e competenze. L&rsquo;idea &egrave; quella di riunire in un unico formato, pi&ugrave; visibile, maneggevole, e sotto il &ldquo;marchio Europass&rdquo;, i vari strumenti di trasparenza messi in campo a livello europeo. </span></p><div><span style="font-size: 10pt">L&rsquo;esito di questo processo &egrave; la <a title="testo integrale dell'atto" href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/cha/c11077.htm">decisione n. 2241/2004</a> del Parlamento europeo e del Consiglio, con la quale viene istituito il <strong>Quadro unico europeo per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze: <a href="http://www.europass-italia.it/"><font color="#800080">Europass</font></a></strong>.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><span style="font-size: 10pt">In riferimento all&rsquo;obiettivo<strong> </strong>&ldquo;<strong>qualit&agrave;</strong>&rdquo;<strong>, </strong>nel Documento del <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/2010/doc/vetquality_it.pdf">Consiglio dell'Unione europea del maggio 2004 sulla garanzia della qualit&agrave; in materia di istruzione e formazione professionale</a></span><span style="font-size: 10pt"> gli Stati membri e la Commissione vengono invitati a promuovere un quadro comune di garanzia della qualit&agrave; in tema di istruzione e formazione, a coordinare le attivit&agrave; a livello nazionale e regionale tra i principali attori responsabili dell'istruzione e della formazione professionale, ad incentivare la creazione di reti cooperative per consentire gli scambi transnazionali delle migliori pratiche messe in campo nei diversi Paesi.</span></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><span style="font-size: 10pt">In funzione dell&rsquo;obiettivo &ldquo;<strong>riconoscimento e validazione dell&rsquo;apprendimento non formale e informale</strong>&rdquo;, &egrave; ancora il Consiglio dell&rsquo;Unione europea del maggio 2004 la sede in cui vengono definiti i&nbsp; &nbsp;<a href="http://ec.europa.eu/education/policies/2010/doc/validation2004_it.pdf">Principi comuni europei concernenti l&rsquo;individuazione e la convalida dell&rsquo;apprendimento non-formale e informale</a>.</span></div><div style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt"><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Per la definizione di un<strong> approccio comune per il trasferimento dei risultati dell&rsquo;apprendimento </strong>si comincia a lavorare dal 2002, con la prima Proposta della Commissione europea su un sistema di trasferimento di crediti per l'istruzione e la formazione professionale (ECVET). L&rsquo;<a href="http://ec.europa.eu/education/ecvt/index_en.html"><font color="#800080">ECVET</font></a>, in inglese European credit system for vocational education and training, ispirato all&rsquo;impianto <a href="http://www.crui.it/crui/ECTS/cosa_e.htm">Ects</a> (European credit transfer system), gi&agrave; in uso in ambito accademico, dovrebbe consentire il trasferimento e la capitalizzazione dei risultati dell&rsquo;apprendimento in caso di transizione da un contesto di apprendimento ad un altro o di passaggi fra sistemi diversi. Il processo di costruzione del sistema ECVET, le cui ragioni sono tate rafforzate con il <a href="http://ec.europa.eu/education/news/ip/docs/maastricht_com_en.pdf">Maastricht Communiqu&eacute;</a> del 14 dicembre 2004, si consolida con l&rsquo;avviamento della consultazione fra Paesi (<a href="http://ec.europa.eu/education/ecvt/work_en.pdf">Commission staff working document &ndash; ottobre 2006</a>), solo recentemente conclusa.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">In funzione dell&rsquo;obiettivo<strong> </strong>&ldquo;<strong>codice di riferimento comune per il sistema di istruzione e formazione</strong>&rdquo; si avviano le riflessioni su un </span><span style="font-size: 10pt">quadro unico europeo, che consenta di mettere in relazione e posizionare, in una struttura a livelli, i diversi titoli (qualifiche, diplomi, certificati ecc.) rilasciati nei Paesi membri. </span></div><div><span style="font-size: 10pt">Nell&rsquo;incontro tenuto a Bruxelles nel marzo 2005 tra i Capi di governo, viene promossa e poi avviata una consultazione tra gli Stati Membri, per valutare le diverse posizioni rispetto alla prospettiva di istituzione del quadro unico e riflettere sul possibile impatto di una meta-struttura di questo tipo sui vari sistemi nazionali. Sulla base delle conclusioni del processo di consultazione, il 5 settembre 2006 &egrave; stata presentata dalla Commissione una <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/educ/eqf/com_2006_0479_en.pdf">Proposta di Raccomandazione</a> sulla realizzazione dell&rsquo;European qualification framework per il lifelong learning (EQF), per poi arrivare alla definitiva <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/educ/eqf/rec08_en.pdf">Raccomandazione del gennaio 2008</a>.</span></div><div><p><span style="font-size: 10pt">In tutti i processi descritti, si inserisce in maniera centrale il concetto di &ldquo;istruzione e formazione durante l'intero arco della vita&rdquo;, principio guida della politica europea in materia di istruzione e formazione a partire dal 2001 con la Comunicazione </span><span style="font-size: 10pt">&ldquo;<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/cha/c11054.htm">Realizzare uno spazio europeo dell'apprendimento permanente</a>&rdquo;.</span></p></div><div><p>&nbsp;</p><p><span style="font-size: 10pt"><strong>Che cos&rsquo;&egrave; l&rsquo;EQF</strong></span></p></div><div><p><span style="font-size: 10pt">L&rsquo;EQF, in inglese European qualification framework, &egrave; un dispositivo di traduzione &ndash; una griglia di conversione e lettura &ndash; che consente di mettere in relazione e posizionare, in una struttura a otto livelli, i diversi titoli (qualifiche, diplomi, certificati ecc.) rilasciati nei Paesi membri; il confronto si basa sugli esiti dell&rsquo;apprendimento.</span></p></div><div><span style="font-size: 10pt">Si tratta di una meta-struttura rispetto alla quale, su base volontaria, gli Stati membri sono chiamati a rileggere i propri sistemi di istruzione e formazione, in modo tale che ci sia un collegamento tra i singoli sistemi nazionali di riferimento per i titoli e le qualifiche e il Quadro europeo EQF.</span></div><div><span style="font-size: 10pt">L&rsquo;EQF non &egrave; quindi n&eacute; una duplicazione a livello europeo dei sistemi nazionali, n&eacute; tanto meno un tentativo di imporre un&rsquo;omogeneizzazione dei titoli e delle qualifiche a livello europeo. </span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><span style="font-size: 10pt"><br />Perch&eacute; il Quadro unico e a favore di chi</span></strong></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><span style="font-size: 10pt">Il Quadro europeo delle qualifiche e delle competenze (EQF) &egrave; stato pensato e istituito per funzionare come un vero e proprio codice comune di riferimento, tale da consentire ai diversi Paesi europei di &nbsp;posizionare e rendere cos&igrave; leggibili i propri sistemi nazionali. </span></div><p><span style="font-size: 10pt">In modo pi&ugrave; specifico l&rsquo;EQF pu&ograve;:</span></p><ul> <li><strong><span style="font-size: 10pt">semplificare la comunicazione</span></strong><span style="font-size: 10pt"> fra gli attori coinvolti nei processi di istruzione e formazione dei diversi Paesi e all&rsquo;interno di ciascun Paese</span></li> <li><strong><span style="font-size: 10pt">permettere la traduzione</span></strong><span style="font-size: 10pt">, il posizionamento e il confronto tra differenti esiti dell&rsquo;apprendimento, consentendo il trasferimento e la spendibilit&agrave; delle qualifiche e delle competenze anche al di fuori del paese in cui sono state conseguite</span></li> <li><strong><span style="font-size: 10pt">facilitare il matching</span></strong><span style="font-size: 10pt"> <strong>tra i bisogni</strong> espressi dal mercato del lavoro e le opportunit&agrave; di istruzione e formazione offerte nei diversi Paesi</span></li> <li><strong><span style="font-size: 10pt">sostenere i processi di validazione</span></strong><span style="font-size: 10pt"> dell&rsquo;apprendimento non formale e informale</span></li> <li><strong><span style="font-size: 10pt">fungere da riferimento comune</span></strong><span style="font-size: 10pt"> <strong>per la qualit&agrave;</strong> e lo sviluppo di istruzione e formazione</span></li> <li><strong><span style="font-size: 10pt">contribuire allo sviluppo di qualifiche a livello settoriale, </span></strong><span style="font-size: 10pt">fungendo da riferimento. Comuni livelli di riferimento e descrittori dovrebbero facilitare agli <a href="http://www.isfol/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=S&amp;codi_termine=161">stakeholder</a> l&rsquo;identificazione delle interconnessioni e delle sinergie con le qualifiche settoriali</span></li> <li><span style="font-size: 10pt"><strong>stimolare e guidare riforme</strong> e sviluppo di nuove strutture nazionali di qualificazione</span></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Una struttura complessa come quella EQF &egrave; stata pensata per innescare un&rsquo;azione di facilitazione che si possa esprimere a pi&ugrave; livelli e in riferimento a diverse categorie di beneficiari. Intende ovviamente facilitare gli operatori politici e le istituzioni dei diversi Paesi europei, consentendo una pi&ugrave; agevole comparazione fra sistemi; vuole rendere pi&ugrave; dinamico il mercato del lavoro e agevolare le imprese, che potrebbero ad esempio pi&ugrave; facilmente considerare e valutare in modo paritario le candidature di persone provenienti da altri paesi a favore della costituzione di una forza lavoro europea mobile e flessibile. L&rsquo;EQF poi, dal punto di vista del cittadino, intende garantire un maggior livello di &ldquo;portabilit&agrave;&rdquo; delle qualifiche e delle competenze in Europa, in funzione di una pi&ugrave; ampia possibilit&agrave; di vagliare le opportunit&agrave; lavorative e le proposte di istruzione e formazione dei diversi Paesi europei. </span></div><div style="margin: 0cm 0cm 0pt 18pt"><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><span style="font-size: 10pt">Gli elementi chiave del Quadro unico</span></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Gli elementi chiave che caratterizzano la struttura sono essenzialmente tre:</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><span style="font-size: 10pt"><br />Livelli comuni</span></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Il primo, fra gli elementi chiave che definiscono l&rsquo;EQF &egrave; rappresentato dai livelli comuni di riferimento, correlati ai risultati dell&rsquo;apprendimento e collocati in una struttura di otto livelli. La struttura a livelli permette di articolare secondo un ordine crescente - dalla minima alla massima complessit&agrave; - i risultati dell&rsquo;apprendimento&nbsp; (<a href="http://europass.cedefop.europa.eu/europass/home/hornav/Glossary/GlossaryApp/navigate.action">learning outcomes</a>) raggiungibili nell&rsquo;arco di vita, attraverso percorsi non solo formali, ma anche non formali e informali. </span></div><div><span style="font-size: 10pt">I risultati di apprendimento esplicitano ci&ograve; che ci si aspetta&nbsp;la persona conosca, comprenda e/o sia in grado di fare, al termine di un periodo di apprendimento; utilizzare il &ldquo;risultato di apprendimento&rdquo; come parametro comparativo significa superare una logica di confronto basato su metodi di apprendimento e percorsi di acquisizione. Nell&rsquo;EQF i risultati di apprendimento sono rappresentati attraverso descrittori di conoscenze abilit&agrave; e competenze, coerenti anche con la nuova formulazione delle <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/2010/doc/keyrec_it.pdf">competenze chiave</a>.</span></div><div><span style="font-size: 10pt">Sulla base di questa struttura diventa possibile &ndash; a livello nazionale, regionale, settoriale &ndash; classificare i titoli accademici e professionali (diplomi, qualifiche, certificati ecc.), che attestano i risultati di apprendimento raggiunti dalle persone, riconducendoli all&rsquo;appropriato livello dell&rsquo;EQF.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><span style="font-size: 10pt"><br />Principi comuni</span></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Il secondo elemento chiave &egrave; costituito dalla gamma di principi comuni concordati a livello europeo sulla qualit&agrave; dei sistemi di istruzione e formazione professionale, sulla validazione dell&rsquo;apprendimento non-formale, sulle competenze chiave, e punta alla realizzazione del riconoscimento reciproco. Questo insieme di principi e di procedure forniscono le linee-guida per la cooperazione ai diversi livelli.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><span style="font-size: 10pt">Strumenti</span></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">La terza componente &egrave; rappresentata dal set di strumenti finalizzati a rispondere ai bisogni dei singoli cittadini: </span></div><ul style="margin-top: 0cm" type="square"> <li style="margin: 0cm -2.3pt 0pt 0cm; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt">un sistema integrato europeo di trasferimento e accumulo dei crediti per l&rsquo;apprendimento lungo tutto l&rsquo;arco della vita (ECVET)</span></li> <li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt">il portfolio Europass </span></li> <li style="margin: 0cm -2.3pt 0pt 0cm; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt">il <a href="http://ec.europa.eu/ploteus/portal/home.jsp">database Ploteus</a> sulle opportunit&agrave; di apprendimento</span></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><span style="font-size: 10pt">EQF: quale rapporto con ECVET</span></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Il sistema integrato europeo di trasferimento dei crediti (ECVET) fa parte del set di strumenti inclusi nella strategia Eqf. In pratica si tratta di un sistema in grado di attribuire dei crediti (credit points) alle qualifiche e/o alle sue componenti (units). </span></div><div><font size="2">Una unit &egrave; definita come la parte &ldquo; pi&ugrave; piccola&rdquo; di un curriculum, di un percorso di istruzione e formazione, di una qualificazione e corrisponde ad una specifica combinazione di conoscenze, abilit&agrave; e competenze. Ogni unit pu&ograve; essere di diversa ampiezza, secondo il sistema nazionale di istruzione e formazione di riferimento. A essa corrisponde uno specifico risultato, in termini di risultati attesi, a livello individuale. Un&rsquo;unit&agrave; &egrave; ancorata ad una figura/profilo professionale a sua volta inserito in un determinato livello della struttura delle qualifiche.</font></div><div><font size="2">I crediti sono attribuiti ai risultati di apprendimento raggiunti tenendo presente l&rsquo;insieme delle conoscenze, delle abilit&agrave; e delle competenze richieste per una qualifica o per un&rsquo;unit&agrave;. I requisiti per acquisire una qualifica o un&rsquo;unit&agrave; devono essere definiti dai competenti organismi a livello nazionale.</font></div><div><span style="font-size: 10pt">Il sistema integrato europeo di trasferimento e accumulo dei crediti correla esplicitamente ai livelli dell&rsquo;EQF le unit&agrave; finalizzate alla capitalizzazione e all&rsquo;accumulo dei crediti.</span></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><span style="font-size: 10pt">Eqf: la relazione con Europass</span></strong></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><span style="font-size: 10pt">Anche Europass, cos&igrave; come ECVET si colloca come strumento funzionale all&rsquo;interno della strategia EQF. </span></div><p><span style="font-size: 10pt">&Egrave; nel dicembre 2004 che la Commissione adotta <a href="http://europass.cedefop.europa.eu/europass/home/hornav/Downloads/MiscDocs/EuropassDecision/navigate.action">la decisione</a> relativa al Quadro unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze Europass. Il dispositivo inserisce le qualifiche e le competenze in una prospettiva di apprendimento permanente, concentrandosi:</span></p><ul> <li><span style="font-size: 10pt">sulle competenze personali (<a href="http://www.europass-italia.it/scelta2.asp">Europass curriculum vitae</a>)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></li> <li><span style="font-size: 10pt">sull&rsquo;apprendimento delle lingue straniere (<a href="http://www.europass-italia.it/scelta5.asp">Europass passaporto delle lingue</a>)</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">sulle esperienze di mobilit&agrave; (<a href="http://www.europass-italia.it/scelta1.asp">Europass mobilit&agrave;</a>)</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">sui titoli dell&rsquo;istruzione superiore (<a href="http://www.europass-italia.it/scelta3.asp">Europass supplemento al diploma</a>)</span></li> <li><span style="font-size: 10pt">sulle qualifiche della formazione professionale (<a href="http://www.europass-italia.it/scelta4.asp"><font color="#800080">Europass supplemento al certificato</font></a>)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>&nbsp;</li></ul><p><font size="2">Europass ha quindi raccolto all&rsquo;interno di una cornice unitaria un set di documenti che possono essere usati per mettere in trasparenza, rendendole pi&ugrave; leggibili, le proprie qualifiche e competenze. Europass per&ograve; non consente la comparabilit&agrave; fra i livelli, il suo sviluppo &egrave; quindi strettamente connesso all&rsquo;istituzione dell&rsquo;EQF. In futuro i documenti che fanno parte del portfolio, con riferimento particolare al Supplemento al diploma e al Supplemento al certificato, dovranno contenere un chiaro riferimento al livello EQF appropriato.</font></p><p><strong><br />Riflessi dell&rsquo;Eqf in Italia</strong>&nbsp;</p><div><span style="font-size: 10pt">In funzione dell&rsquo;istituzione dell&rsquo;EQF le autorit&agrave; nazionali di ogni Paese sono state chiamate a stabilire le relazioni tra i propri sistemi di titoli e qualifiche e il Quadro unico stesso. Gi&agrave; la <a href="http://ec.europa.eu/education/policies/educ/eqf/com_2006_0479_en.pdf">Proposta di raccomandazione</a>, formalizzata dalla Commissione europea il 5 settembre 2006, prevedeva che ciascuno Stato membro operasse, entro il 2009, per la definizione di questo collegamento, in particolare in relazione agli otto livelli di apprendimento definiti nell&rsquo;EQF, e che entro il 2011 tutte le attestazioni/titoli/qualifiche rilasciate nei diversi Paesi contenessero il riferimento al Quadro unico europeo, in modo da essere &ldquo;leggibili&rdquo; nei diversi sistemi nazionali e spendibili come crediti formativi.&nbsp;</span></div><div><span style="font-size: 10pt">In Italia l&rsquo;adesione alla richiesta dell&rsquo;Europa si &egrave; concretizzata con l&rsquo;avviamento, nel 2007, dei lavori del Tavolo unico per la costruzione del sistema nazionale di standard minimi professionali, di certificazione e formativi, promosso dal Ministero del lavoro. Il Tavolo ha l&rsquo;obiettivo di definire un sistema nazionale di standard, coerente con l&rsquo;istituzione del Quadro europeo delle qualifiche e delle competenze &ndash; EQF. </span></div><div><span style="font-size: 10pt">Fanno parte del Tavolo: Ministero della pubblica istruzione, Ministero dell&rsquo;universit&agrave; e della ricerca, Regioni, Province autonome e parti sociali.</span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><p><strong><span style="font-size: 10pt; color: #303030">Link</span></strong></p></div><ul> <li> <div style="line-height: 150%"><span><a href="http://www.cedefop.europa.eu/index.asp?section=7&amp;sub=1"><font size="2">Cedefop</font></a></span></div> </li> <li> <div style="line-height: 150%"><span><a href="http://www.europass-italia.it/index.asp"><font size="2">Centro nazionale Europass</font></a></span></div> </li> <li><span style="color: #303030"><a target="_blank" href="http://www.lavoro.gov.it/lavoro/"><font color="#800080" size="2">Ministero del lavoro e della previdenza sociale </font></a></span></li> <li><span style="color: #303030"><a target="_blank" href="http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx"><font size="2">Ministero dell&rsquo;universit&agrave; e della ricerca </font></a></span></li> <li> <div style="line-height: 150%"><span style="color: #303030"><a target="_blank" href="http://www.europass.cedefop.europa.eu/"><font size="2">Portale Europass</font></a></span></div> </li> <li> <div style="line-height: 150%"><span style="color: #303030"><a target="_blank" href="http://www.nrpitalia.it/"><font size="2">Punto nazionale di riferimento Italia </font></a></span></div> </li> <li> <div style="line-height: 150%"><span style="color: #303030"><a target="_blank" href="http://europass.cedefop.eu.int/europass/home/vernav/Information+and++Support/National+Europass+Centres/navigate.action"><font size="2">Rete europea dei national Europass centres </font></a></span></div> </li> <li> <div style="line-height: 150%"><span><a target="_blank" href="http://www.europa.eu.int/"><span><font size="2">Unione europea </font></span></a></span></div> </li></ul><p>&nbsp;</p><div align="right"><p><strong><br /><font size="1">Autore</font></strong><font size="1">: </font><a href="mailto:m.santanicchia@isfol.it"><font size="1"><font color="#1c2d6a">Marta</font> Santanicchia</font></a><br /><font size="1"><strong>Area</strong>: <font color="#1c2d6a"><a href="/Istituto/Attivita/Ricerche/Sistemi_e_metodologie_per_lapprendimento/index.scm">S</a></font></font><a href="/Istituto/Attivita/Ricerche/Sistemi_e_metodologie_per_lapprendimento/index.scm"><font size="1">istemi e metodologie dell'apprendimento</font></a><br /><font size="1"><strong>Coordinamento editoriale</strong>: </font><font color="#1c2d6a"><a href="/Credits/index.scm"><font size="1">Redazione</font></a> </font></p></div> Sun, 06 Apr 2008 22:00:00 GMT http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=311 2008-04-06T22:00:00Z La questione Rom http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=331 <div><strong><font size="2">Indice</font></strong></div><div><br /><font size="2">1. I Rom e l&rsquo;Europa</font></div><div><font size="2">2. La loro tutela a livello europeo </font></div><div><font size="2">3. Rom, nomadi, zingari &hellip; difficolt&agrave; di una definizione</font></div><div><font size="2">4. Caratteristiche delle comunit&agrave; di Rom, Sinti e Camminanti presenti in Italia </font></div><div><font size="2">5. Lo status giuridico delle popolazioni Rom e Sinti in Italia</font></div><div><font size="2">6. Iniziative italiane per l&rsquo;inclusione dei Rom</font></div><div><font size="2">7. Un network europeo per l&rsquo;inclusione della comunit&agrave; Rom</font></div><p><br /><strong><a href="/DocEditor/test/File/Focus_Isfol_Coesione_sociale_n.3.pdf">Scarica il testo integrale</a> </strong>(formato .pdf, 301 kb)</p><p><strong><font size="2"><br />I Rom e l&rsquo;Europa</font></strong></p><div><font size="2">La comunit&agrave; Rom &egrave; oggi la pi&ugrave; numerosa minoranza etno-culturale in Europa, suddivisa in centinaia di gruppi che si differenziano in relazione al periodo di permanenza nel paese, alle regioni di provenienza, alla lingua e all&rsquo;appartenenza religiosa. </font></div><div><font size="2">Dei 12/15 milioni di Rom che vivono in Europa la maggior parte risiede nei paesi dell&rsquo;Europa centro orientale, con punte di quasi 2 milioni in Romania, circa 800 mila in Bulgaria, 700 mila in Ungheria e quasi mezzo milione in Serbia e Slovacchia. L&rsquo;unico paese dell&rsquo;Europa occidentale con un numero simile &egrave; la Spagna, con circa 700 mila presenze. </font></div><div><font size="2">I Rom rappresentano l&rsquo;unica vera minoranza europea, come l&rsquo;ha definita il </font><a href="http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/Default_en.asp"><span><font size="2">Consiglio d&rsquo;Europa</font></span></a><font size="2">, presente in tutti i paesi europei dal Portogallo alla Russia, ma anche quella pi&ugrave; colpita da fenomeni di discriminazione ed emarginazione socio-economica.</font></div><div><font size="2">Il </font><a href="http://fra.europa.eu/fra/material/pub/racism/report_racism_0807_en.pdf"><span><font size="2">Rapporto annuale su razzismo e xenofobia</font></span></a><font size="2"> pubblicato dall&rsquo;Agenzia dei diritti fondamentali di Vienna denuncia l&rsquo;allarmante precariet&agrave; abitativa, le pessime condizioni sanitarie, con la conseguenza, ad esempio, che le aspettative di vita sono di 10-15 anni inferiori a quelle del resto d&rsquo;Europa. A tutto ci&ograve; si aggiunge un tasso di scolarizzazione molto basso, con il perpetuarsi di una condizione spesso di completo analfabetismo e un livello di disoccupazione che in alcuni stati raggiunge anche il 100%. </font></div><div><font size="2">Nonostante gli appelli lanciati da varie organizzazioni internazionali ed europee e la </font><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P6-TA-2008-0035&amp;language=IT&amp;ring=P6-RC-2008-0050"><span><font size="2">Strategia per i Rom</font></span></a><font size="2">, votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo nel gennaio 2008, che condanna senza eccezioni tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i Rom e sollecita la Commissione europea a sviluppare una strategia quadro per il loro inserimento, nella maggior parte degli stati dell&rsquo;Unione le popolazioni rom e nomadi non beneficiano di una protezione giuridica specifica. Anche i paesi dell&rsquo;Est, dove maggiore &egrave; la presenza di Rom, hanno avviato politiche per la loro integrazione solo a partire dagli anni &rsquo;90.</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><br /><font size="2">La loro tutela a livello europeo</font></strong></div><div><br /><font size="2">Il Consiglio d&rsquo;Europa, tradizionalmente impegnato nella tutela delle minoranze, ha istituito nel settembre 1995 un </font><a href="http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/mgsrom/default_en.asp"><span><font color="#800080" size="2">Comitato di esperti sulle problematiche dei Rom,</font></span></a><font size="2"> con l&rsquo;obiettivo di promuovere indagini, studi e programmare attivit&agrave;. Anche l&rsquo;Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha adottato un </font><a href="http://www.osce.org/documents/pc/2003/11/1550_it.pdf"><span><font size="2">Piano d'azione globale</font></span><font size="2"> incentrato sul miglioramento della situazione dei Rom e dei Sinti nei paesi aderenti.</font></a></div><div><font size="2">A livello di Unione europea &egrave; presente un quadro giuridico antidiscriminazione, fondato in particolare su tre dispositivi specifici: la </font><a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32000L0043:IT:HTML"><span><font size="2">direttiva 2000/43/CE</font></span><font size="2"> </font></a><font size="2">, la </font><a href="http://ec.europa.eu/employment_social/news/2001/jul/directive78ec_it.pdf"><span><font size="2">direttiva 2000/78/CE</font></span><font size="2"> e la </font></a><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l33178.htm"><span><font size="2">decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia</font></span></a><font size="2">.</font></div><div><font size="2">In seguito ai processi di transizione dei paesi dell&rsquo;Est e all&rsquo;aumento dei flussi migratori verso ovest, ma soprattutto agli ampliamenti dell&rsquo;Unione a 27 paesi con i quali alcuni milioni di Rom sono diventati cittadini comunitari, &egrave; aumentato anche l&rsquo;interesse dell&rsquo;Ue verso tale minoranza, soprattutto per gestire l&rsquo;impatto determinato dalla libera circolazione delle persone.</font></div><div><font size="2">Nei confronti degli Stati membri, l&rsquo;Unione ha formulato raccomandazioni e linee guida per il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom, che come tali non sono per&ograve; vincolanti. Inoltre, attraverso i fondi strutturali - in particolare il Fondo sociale europeo e gli altri strumenti finanziari di preadesione &ndash; sono stati finanziati numerosi programmi di lotta alla discriminazione, alla povert&agrave;, al razzismo e di promozione dell&rsquo;inserimento socio-lavorativo. Tra questi un rilievo particolare l&rsquo;ha avuto l&rsquo;<span>Iniziativa comunitaria <a href="http://www.equalitalia.it/">Equal</a>, nell&rsquo;ambito della quale la Commissione europea ha invitato gli Stati membri a riservare un&rsquo;attenzione particolare ai Rom.</span></font></div><div><font size="2">Nel 2007 la Commissione ha anche pubblicato la </font><a href="http://ec.europa.eu/employment_social/fundamental_rights/pdf/hlg/etmin_en.pdf"><span><font size="2">Relazione</font></span></a><font size="2"> del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull'integrazione sociale delle minoranze etniche e sulla loro piena partecipazione al mercato del lavoro, che contiene raccomandazioni specifiche per combattere l&rsquo;esclusione dei Rom attraverso un investimento maggiore nella formazione e nella scolarizzazione dei bambini Rom. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><br /><font size="2">Rom, nomadi, zingari &hellip; difficolt&agrave; di una definizione</font></strong></div><div><br /><font size="2">Il termine &ldquo;zingaro&rdquo; (cfr. Ministero dell&rsquo;interno, <span><span><font color="#800080"><a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/13/La_pubblicazione_sulle_minoranze_senza_territorio.pdf">Le minoranze senza territorio</a></font></span>), con il quale ancora oggi si tende a identificare i Rom e le popolazioni nomadi, &egrave; in realt&agrave; termine improprio e negativamente connotato con il quale &ndash; anche nelle varianti tzigano, zingano, gitano - viene identificato un insieme di etnie, originariamente e ancora oggi in parte nomadi, perlopi&ugrave; parlanti lingue di origine indiana che derivano dal sanscrito, la lingua letteraria dell'India antica, ancora usata nelle cerimonie religiose pi&ugrave; importanti. </span></font></div><div><font size="2">Quanto all&rsquo;origine del termine si fanno diverse ipotesi. Potrebbe nascere da un equivoco risalente al XIV secolo, quando i Rom, partiti dall&rsquo;India con le loro carovane, arrivarono a Bisanzio dove vennero confusi con la setta eretica degli Athsingani, da cui la parola &ldquo;zingaro&rdquo;. </font></div><div><font size="2">Per altri il termine zingaro deriverebbe dal </font><span><font size="2">greco</font><font size="2"> &quot;athinganoi&quot; che significa &ldquo;intoccabili&rdquo;; altri ancora ritengono che la connotazione della parola zingaro all&rsquo;inizio fosse positiva e che solo dal XVI secolo assunse il significato negativo che troviamo ancora oggi, tanto che la comunit&agrave; roman&igrave; rifiuta tale identificazione per autodefinirsi, preferendo invece il termine &ldquo;Rom&rdquo;, che vuol dire semplicemente uomo, in contrapposizione con il termine &ldquo;gag&egrave;&rdquo; col quale i Rom definiscono tutti coloro che non appartengono alla loro comunit&agrave;.</font></span></div><div><font size="2">La derivazione indiana della lingua Rom accredita la tesi - sostenuta dalla maggior parte degli studiosi &ndash; che l'origine del popolo zingaro (qualora gli zingari provengano da un luogo unico) sia da identificare in una regione situata tra </font><span><font size="2">India</font><font size="2"> e </font><font size="2">Pakistan</font><font size="2"> attuali, da cui verso l'anno </font><font size="2">mille</font><font size="2"> iniziarono l'esodo fuggendo dalle devastanti invasioni di Mahmud di Ghazni, conclusosi nel </font><font size="2">XV secolo</font><font size="2"> in Europa. Non &egrave; tuttavia chiaro se l&rsquo;India sia stata il luogo di origine primitivo della cultura zingara e non piuttosto una tappa intermedia di una migrazione pi&ugrave; complessa, dal momento che tale cultura risulta radicalmente diversa da quelle dell'area indiana. Si suppone quindi che debba avere una pi&ugrave; antica genesi ancora non identificata, portata da un misterioso popolo ivi migrato e successivamente mescolatosi con stirpi locali e indianizzato nel linguaggio.</font></span></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><p>&nbsp;</p><p><strong><font size="2">Caratteristiche delle comunit&agrave; di Rom, Sinti e Camminanti presenti in Italia </font></strong></p></div><div><font size="2">Secondo le stime dell&rsquo;Opera nomadi e dell&rsquo;Associazione nazionale zingari, sono oggi presenti in Italia &nbsp;circa 140-160 mila, (lo 0,3% della popolazione), tra Rom, Sinti e Camminanti, in maggioranza minorenni, di cittadinanza italiana e perlopi&ugrave; stanziali.</font></div><div><font size="2">Si possono distinguere tre gruppi principali in relazione alla cittadinanza e al periodo di immigrazione: <span id="fck_dom_range_start_1207583069125_23">&nbsp;</span></font></div><ul> <li><font size="2">un primo gruppo &egrave; composto da circa 70 mila persone di cittadinanza italiana, presenti in Italia da oltre 600 anni e distribuite su tutto il territorio nazionale. Al sud la comunit&agrave; numericamente pi&ugrave; significativa e socialmente integrata &egrave; quella dei Rom </font><span><font size="2">abruzzesi</font><font size="2"> e </font><font size="2">molisani</font><font size="2">, tradizionalmente dediti all&rsquo;allevamento e al commercio di cavalli oltre che, nel caso delle donne, alla </font><font size="2">chiromanzia</font><font size="2">. Ci sono poi i Rom </font><font size="2">napoletani</font><font size="2">, </font><font size="2">cilentani</font><font size="2">, </font><font size="2">lucani</font><font size="2">, </font><font size="2">pugliesi</font><font size="2"> e i Camminanti </font><font size="2">siciliani</font><font size="2">, piccoli venditori ambulanti che praticano ancora il nomadismo. Uno dei gruppi pi&ugrave; poveri &egrave; rappresentato dai Rom calabresi. Nel centro-nord vivono circa 30mila </font><font size="2">Sinti</font><font size="2">, occupati tradizionalmente come </font><font size="2">giostrai</font><font size="2"> e rottamatori e che hanno abbracciato la chiesa evangelica</font></span></li> <li><font size="2">un secondo gruppo &egrave; costituito da circa 90 mila Rom </font><span><font size="2">balcanici</font>&nbsp;<font size="2">arrivati negli anni &rsquo;90 in seguito alla disgregazione della ex Jugoslavia. Sono stanziati principalmente in campi del </font><font size="2">Nord Italia</font><font size="2"> e sono prevalentemente di religione </font><font size="2">musulmana</font><font size="2"> e </font><font size="2">ortodossa</font></span></li> <li><font size="2">c&rsquo;&egrave;, infine, il gruppo di Rom </font><span><font size="2">romeni</font><font size="2"> di migrazione pi&ugrave; recente e in maggior crescita. Hanno comunit&agrave; a </font><font size="2">Milano</font><font size="2">, </font><font size="2">Roma</font><font size="2">, </font><font size="2">Napoli</font><font size="2">, </font><font size="2">Bologna</font><font size="2">, </font><font size="2">Bari</font><font size="2">, </font><font size="2">Genova</font><font size="2">, ma si stanno espandendo anche nel resto d&rsquo;Italia</font></span></li></ul><div><font size="2"><br />A questi gruppi si aggiungono i Rom </font><span><font size="2">clandestini</font><font size="2">, il cui numero non &egrave; stabilito ufficialmente. A Roma la prefettura riporta la presenza di 12-13 mila clandestini a fronte dei 7.000 regolari, residenti in una ventina di campi non autorizzati. La fondazione per le iniziative e gli studi della multietnicit&agrave; in Lombardia riporta la presenza di circa 7.000 irregolari a Milano. </font></span></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><font size="2">Lo status giuridico delle popolazioni rom e sinte in Italia</font></strong></div><div><br /><font size="2">Nel nostro ordinamento giuridico non c&rsquo;&egrave; una specifica normativa che riconosca e tuteli le comunit&agrave; Rom residenti in Italia come minoranze etnico-linguistiche.</font></div><div><font size="2">Il dibattito parlamentare relativo alla <span><a href="http://www.parlamento.it/leggi/99482l.htm">legge 15 dicembre 1999 n. 482</a> &ldquo;Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche&rdquo;, infatti, escluse la minoranza rom tra quelle ammesse a tutela sulla base del presupposto di una mancanza di radicamento sul territorio, riservandosi&nbsp;di proporre e approvare una legge ad hoc che tenesse conto della loro specificit&agrave;.</span></font></div><div><font size="2">Nonostante l&rsquo;impegno assunto dal Parlamento e i diversi progetti e proposte di legge presentati, non &egrave; stata ancora approvata una legge nazionale di riconoscimento e tutela delle popolazioni Rom, un vuoto normativo solo in parte colmato da leggi regionali che hanno emanato, a partire dal 1984, apposite leggi a favore o a tutela dei&nbsp;Rom e dei Sinti e della loro cultura.</font></div><div><font size="2">D&rsquo;altra parte, il riconoscimento alle popolazioni rom e sinte dello status di minoranze etnico linguistiche rappresenta il presupposto giuridico per avviare una politica organica nei loro confronti. Tale necessit&agrave; &egrave; stata ribadita nell&rsquo;ambito della </font><a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/minoranze/0992_2008_01_22_conferenza_rom_sinti.html"><span><font color="#800080" size="2">prima conferenza internazionale sulla situazione dei Rom</font></span><font size="2">dal Ministero dell&rsquo;Interno e dal Ministero della solidariet&agrave; sociale, dove &egrave; stato illustrato il progetto finalizzato al riconoscimento nei confronti dei Rom dello status di&nbsp;minoranza linguistica, in base a &nbsp;quanto gi&agrave; previsto dalla legge del 1999, ma anche l&rsquo;avvio per il riconoscimento del loro status giuridico, tramite la costituzione di una commissione interministeriale alla quale far partecipare anche le associazioni delle comunit&agrave;.</font></a><font size="2">, organizzata nel gennaio 2008 </font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><br /><font size="2">Iniziative italiane per l&rsquo;inclusione dei Rom</font></strong></div><div><br /><font size="2">L&rsquo;impegno a predisporre politiche nazionali positive contro l&rsquo;emarginazione dei Rom non sembra pi&ugrave; procrastinabile a fronte dei ripetuti richiami degli organismi internazionali ed europei all&rsquo;Italia per il rispetto dei diritti umani.</font></div><div><font size="2">Il richiamo pi&ugrave; recente viene dal </font><a href="http://www.unhchr.ch/html/menu2/6/cerd.htm"><span><font size="2">Comitato dell&rsquo;Onu per l&rsquo;eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale</font></span></a><font size="2"> (U.N. Commitee on the elimination of all forms of racial discrimination, Cerd) che esprime la sua preoccupazione per il modo in cui l&rsquo;Italia mette in atto la Convenzione per l&rsquo;eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale. </font></div><div><font size="2">Il Comitato ha espresso una serie di raccomandazioni al governo italiano invitandolo a combattere i pregiudizi e gli stereotipi negativi che portano a discriminazioni razziali e ad adottare tutte le misure necessarie per combattere il razzismo nei mass media. Inoltre, il Comitato si &egrave; rivolto al governo italiano perch&eacute; &ldquo;adotti ed implementi una politica nazionale, oltre che le necessarie misure legislative relative ai Rom e ai Sinti per riconoscerli come minoranza nazionale e per proteggere e dar forza alla loro lingua e alla loro cultura&rdquo; e &ldquo;aumenti i suoi sforzi per favorire l&rsquo;inclusione nel sistema scolastico di tutti i bambini di origine Rom&rdquo;.</font></div><div><font size="2">L&rsquo;Italia &egrave; stata oggetto di altre censure da parte del Consiglio d&lsquo;Europa per la violazione della </font><a href="http://www.coe.int/T/E/Human_Rights/Esc/"><span><font color="#800080" size="2">Carta sociale europea</font></span></a><font size="2">, oltre che della Commissione Europea per la mancata attuazione della Direttiva sulla parit&agrave; di trattamento. Non meno significative sono state in questo senso le dichiarazioni del presidente della stessa Commissione, Barroso, sulla mancata richiesta da parte dell&rsquo;Italia dei fondi messi a disposizione dalla Ue per favorire l&rsquo;inclusione dei Rom.</font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><font size="2">Vanno comunque segnalate alcune importanti iniziative. </font></div><div><font size="2">Dal 2007 il Governo italiano ha intensificato la </font><a href="http://www.solidarietasociale.gov.it/NR/rdonlyres/EAC5DF0F-C023-4475-816C-1F15B92E2FBB/0/AccordoItaliaRomania_20dicembre2007.pdf"><span><font size="2">cooperazione bilaterale con la Romania</font></span></a><font size="2"> nei settori della giustizia e della sicurezza, promuovendo in questo quadro iniziative per l&rsquo;inclusione sociale dei Rom in Italia e il loro sviluppo economico e sociale nei loro paesi d&rsquo;origine. Il Ministero della solidariet&agrave; sociale ha stanziato il 7% delle risorse del Fondo per l&rsquo;inclusione sociale degli immigrati e delle loro famiglie a sostegno delle comunit&agrave; di Rom e Sinti presenti in Italia. </font></div><div><font size="2">In attuazione della Direttiva europea antidiscriminazione &egrave; stato creato l&rsquo;</font><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/defaultdesktop.aspx?page=91"><span><font size="2">Unar</font></span></a><font size="2"> (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) presso il </font><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/"><font size="2">Dipartimento per i diritti e le pari opportunit&agrave;</font></a><font size="2">, con il compito di promuovere le politiche di pari opportunit&agrave; e antidiscriminazione e di garantire la protezione e la promozione dei diritti fondamentali di tutte le persone che vivono in Italia.</font></div><div><strong><br /></strong><strong><font size="2">Iniziative nel quadro della nuova programmazione dei Fondi comunitari </font></strong></div><div><br /><font size="2">Uno strumento a supporto dell&rsquo;integrazione della comunit&agrave; Rom &egrave; costituito dalla nuova programmazione dei fondi strutturali, del Fse in particolare. </font></div><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><div><font size="2">A livello di Programmi operativi nazionali a titolarit&agrave; del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, interventi destinati alla popolazione Rom possono essere promossi nell&rsquo;ambito dei programmi &ldquo;</font><a href="http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/A0290EDF-EE9A-45C2-AD65-BCB99FAC6C6B/0/PONGAS_CONV_settembre_2007.pdf"><span><font size="2">Governance e azioni di sistema</font></span></a><font size="2">&rdquo; e &ldquo;</font><a href="http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/6CAD1CEF-D6DA-4842-8BA6-A17EC5E66AB9/0/Pon_AZIONI_di_SISTEMA_20072013_Settembre_2007.pdf"><font size="2">Azioni di Sistem</font></a><font size="2">a&rdquo;, agendo in modo integrato principalmente su tre assi di intervento: </font></div><ul> <li><font size="2"><strong>asse Occupabilit&agrave;</strong>, che prevede l&rsquo;obiettivo specifico di costruire modelli e strumenti condivisi per accrescere l&rsquo;occupabilit&agrave; e l&rsquo;efficacia dell&rsquo;inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, tra i quali possono essere inclusi anche i Rom</font></li> <li><font size="2"><strong>asse Pari Opportunit&agrave; e non discriminazione</strong>, che si pone come obiettivo specifico quello di superare gli stereotipi riferiti alle forme di discriminazione basate sulla razza, l&rsquo;origine etnica, la religione, le convinzioni personali, le disabilit&agrave;, l&rsquo;et&agrave;, l&rsquo;orientamento sessuale</font></li> <li><font size="2"><strong>asse Transnationalit&agrave;</strong>, attraverso il quale si intendono valorizzare gli scambi tra gli Stati membri (tramite gruppi di lavoro, piattaforme tematiche, visite di studio, gemellaggi) per innovare politiche, prassi e sistemi attraverso un processo di apprendimento reciproco tra i soggetti coinvolti</font></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">In questo quadro il Ministero del lavoro sta promuovendo una rete informativa nazionale che coinvolga referenti regionali e istituzionali operanti sul tema dell&rsquo;inclusione socio-lavorativa dei Rom, in raccordo con le attivit&agrave; del Network europeo per l&rsquo;inclusione della comunit&agrave; Rom al quale ha dato, insieme al Ministero della solidariet&agrave; sociale, formale adesione. </font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><br /><font size="2">Un Network europeo per l&rsquo;inclusione della comunit&agrave; Rom</font></strong></div><div><br /><font size="2">All&rsquo;inizio del 2008, alcuni Stati dell&rsquo;Ue hanno dato vita a un Network operante nel quadro del fondo sociale finalizzato alla ricerca di soluzioni comuni per l&rsquo;inclusione sociale e lavorativa della comunit&agrave; Rom.</font></div><div><font size="2">Avviato su iniziativa del Ministero del lavoro e affari sociali spagnolo - unit&agrave; Fse - e della Fondaci&ograve;n secretariado gitano, il Network per l&rsquo;inclusione sociale della comunit&agrave; Rom si propone di promuovere la collaborazione tra gli Stati membri al fine di contrastare le discriminazioni che colpiscono tale minoranza. Al Network partecipano, oltre alla Commissione europea, dodici paesi con precise caratteristiche distintive rispetto alla problematica dei Rom tra cui paesi dell&rsquo;est con forte presenza di comunit&agrave; rom: Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria; paesi situati nelle aree periferiche dell&rsquo;Unione e dunque pi&ugrave; permeabili all&rsquo;ingresso di immigrati quali Finlandia e Svezia; paesi con insediamenti storici quali Spagna, Grecia, Italia, Portogallo.</font></div><div><font size="2">In questa prima fase di attivit&agrave; del Network sono stati identificati tre ambiti di collaborazione che corrispondono ad altrettanti gruppi di lavoro: inclusione sociale, occupazione, istruzione, ai quali partecipano rappresentati degli stati, esperti, associazioni rappresentative della comunit&agrave; Rom. </font></div><div><font size="2">I gruppi rappresentano la <span>sede di raccolta delle informazioni, di confronto e scambio di buone pratiche, di discussione delle politiche e di messa a punto di raccomandazioni e linee guida che contribuiscano a definire a livello europeo una strategia unitaria per favorire l&rsquo;integrazione della comunit&agrave; Rom nell&rsquo;Unione europea.</span></font></div><div><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><p>&nbsp;</p><p><strong><font size="2">Agenda</font></strong></p></div><div><font size="2">22-23 gennaio 2008, Roma<br /></font><a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/minoranze/0992_2008_01_22_conferenza_rom_sinti.html"><span><font color="#800080" size="2">Prima conferenza internazionale sulla situazione dei Rom</font></span></a><font size="2">, Ministero dell&rsquo;Interno e Ministero della solidariet&agrave; sociale</font></div><div><font size="2">8 aprile 2008<br /></font><a href="http://www.pariopportunita.gov.it/DefaultDesktop.aspx?doc=1851"><span><font color="#800080" size="2">Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti (&ldquo;Romano dives&rdquo;)</font></span></a></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><p>&nbsp;</p><p><strong><font size="2">Per saperne di pi&ugrave;</font></strong></p></div><div><p><font size="2"><strong>Link</strong><br /></font><br /><a href="http://www.coe.int/T/DG3/RomaTravellers/mgsrom/default_en.asp"><span><font size="2"><font color="#800080">Consiglio d&rsquo;Europa - Comitato di esperti sulle problematiche dei Rom<br /></font><span><span>Unar</span> (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali)</span><br /></font></span></a></p><p><strong><font size="2">Approfondimenti<br /></font></strong><font size="2"><br />Unione europea: </font></p></div><ul> <li><a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32000L0043:IT:HTML"><span><font size="2">direttiva 2000/43/CE</font></span></a></li> <li><a href="http://ec.europa.eu/employment_social/news/2001/jul/directive78ec_it.pdf"><span><font size="2">direttiva 2000/78/CE</font></span></a></li> <li><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l33178.htm"><span><font size="2">decisione quadro sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia</font></span></a></li></ul><div><font size="2">Consiglio d&lsquo;Europa, </font><a href="http://www.coe.int/T/E/Human_Rights/Esc/"><span><font color="#800080" size="2">Carta sociale europea</font></span></a><font size="2">, 1996</font></div><div><font size="2">Agenzia dei diritti fondamentali di Vienna, </font><a href="http://fra.europa.eu/fra/material/pub/racism/report_racism_0807_en.pdf"><span><font size="2">Rapporto annuale su razzismo e xenofobia</font></span></a><font size="2">, 2007 </font></div><div><font size="2">Parlamento europeo, </font><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P6-TA-2008-0035&amp;language=IT&amp;ring=P6-RC-2008-0050"><span><font size="2">Strategia per i Rom</font></span></a><font size="2">, gennaio 2008</font></div><div><font size="2">Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), </font><a href="http://www.osce.org/documents/pc/2003/11/1550_it.pdf"><span><font size="2">Piano d'azione globale</font></span></a><font size="2">, 2003</font></div> Sun, 06 Apr 2008 22:00:00 GMT http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=331 2008-04-06T22:00:00Z La ricerca tra i fattori del progresso e della competitivitÓ del paese. Il dottorato al cuore della ricerca http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=332 <p><strong><font size="2">Indice</font></strong></p><ul> <li><span><span><font size="2">Introduzione</font></span></span></li> <li><span><span><font size="2">I</font></span></span><span><font size="2">l contesto europeo</font></span></li> <li><span><font size="2">Dottorato e ricerca in Italia</font></span></li> <li><font size="2">Dottorato e mercato del lavoro: prime indagini&nbsp;</font></li> <li><span><font size="2">Per saperne di pi&ugrave;</font></span></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><p><font size="2"><strong><a href="/DocEditor/test/File/Focus_Isfol_Occupazione_n.4.pdf">Scarica il testo integrale</a></strong> (formato .pdf&nbsp;567 kb)&nbsp;</font></p><p><font size="2"><br /><strong><br />Introduzione</strong></font></p><div><font size="2">La crescita economica &egrave; connessa alla ricerca e allo sviluppo tecnologico, e la ricerca scientifica dipende a sua volta dagli investimenti finanziari di cui beneficia, dal capitale umano di eccellenza coinvolto e da un&rsquo;essenziale cinghia di trasmissione che consente alla conoscenza scientifica e tecnologica di tradursi in occasioni di sviluppo e in opportunit&agrave; imprenditoriali e produttive.</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">L&rsquo;innovazione rappresenta un importante strumento di modernizzazione per le imprese, un fattore utile a rafforzare la propria posizione competitiva e, in modo diretto e indiretto, a salvaguardare e accrescere l'occupazione. Non &egrave; un caso che in Europa le Regioni nelle quali le imprese effettuano i maggiori investimenti in termini di ricerca presentano in genere migliori tassi di occupazione. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Il rapporto tra spesa in ricerca e produttivit&agrave; del Paese &egrave; diretto, come ha recentemente ricordato Pasquale Pistorio, vicepresidente di Confindustria per l&rsquo;innovazione, &ldquo;se la spesa in ricerca e innovazione &egrave; bassa, anche il suo export sar&agrave; pi&ugrave; povero di prodotti ad alto valore aggiunto e quindi pi&ugrave; debole rispetto alla concorrenza dei Paesi emergenti&rdquo;. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Da un lato la spesa in Ricerca e Sviluppo in Italia &egrave; contenuta: nel 2006 ammontava all&rsquo;1,1% del Prodotto interno contro una media Ocse pari al 2,26%. Dall&rsquo;altro gli addetti alla Ricerca e Sviluppo nel 2005 in Italia erano 2,9 unit&agrave; su 1.000 abitanti (il dato comprende ricercatori, tecnici e altro personale di Universit&agrave;, Pubblica amministrazione, e imprese pubbliche e private). Ma soprattutto la cinghia di trasmissione tra ricerca e sviluppo produttivo fatica a funzionare. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Risulta invece essenziale puntare l&rsquo;attenzione sull&rsquo;impiego del capitale umano di eccellenza a sostegno della ricerca di base e applicata nell&rsquo;ottica di centrare l&rsquo;ambizioso obiettivo del <span>Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000: fare dell&rsquo;Europa &ldquo;l&rsquo;economia basata sulla conoscenza pi&ugrave; competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con maggiore e migliore occupazione e una pi&ugrave; forte coesione sociale&rdquo;. </span></font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><strong><font size="2"><br />Il contesto europeo</font></strong></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Secondo l&rsquo;Apre, </font><a href="http://www.apre.it/default.asp"><span><font size="2">Agenzia per lo sviluppo della ricerca in europa</font></span></a><font size="2">, &ldquo;l&rsquo;Europa produce un terzo delle conoscenze scientifiche sviluppate a livello mondiale e occupa una posizione di primo piano in ambiti quali la ricerca medica e la chimica. In campo tecnologico vanta importanti successi in settori quali l'aeronautica e le telecomunicazioni. Tuttavia si parla di &quot;paradosso europeo&quot; perch&eacute; l'Europa, pur essendo prima nella produzione di pubblicazioni scientifiche rispetto agli Usa e al Giappone, &egrave; all'ultimo posto per numero di brevetti depositati&rdquo;. La vera debolezza europea risiede dunque nella scarsa attitudine a inserire la conoscenza tecnico-scientifica all&rsquo;interno dei processi produttivi. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">L&rsquo;Europa rispetto agli Usa e al Giappone investe meno soldi in attivit&agrave; di ricerca (1,8% del Pil contro 2,8 Usa e 2,9 Giappone), importa prodotti ad alta tecnologia e conta pochi ricercatori impiegati nelle imprese (2,5% della forza lavoro occupata nelle imprese contro il 6,7 %Usa e 6% Giappone). </font></div><div><font size="2">D&rsquo;altro canto la partecipazione delle imprese private al finanziamento della ricerca &egrave; solo il 56,2% in Europa, mentre negli Stati Uniti la quota raggiunge il 68,3%, e addirittura il 73% in Giappone.</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Le iniziative intraprese a livello comunitario per rafforzare il settore della ricerca e farne un motore di sviluppo nell&rsquo;Unione partono dalla creazione di uno <span>Spazio europeo della ricerca (Ser) all&rsquo;interno del quale si pensa ad un sistema di formazione superiore europeo 3/5/8 che, passando dalla laurea triennale (3), giunga alla laurea magistrale (5) per arrivare al &rdquo;European doctoral degree&rdquo; (8), riconoscendo dunque il dottorato di ricerca come terzo livello della formazione superiore, spendibile a livello europeo. </span></font></div><div><font size="2">Tale percorso &egrave; tracciato formalmente nell&rsquo;ambito del </font><a href="http://ec.europa.eu/education/policies/educ/bologna/bologna_en.html"><span><font size="2">Processo di Bologna</font></span></a><font size="2">: in particolare, a conclusione della Conferenza di Berlino <em>&rdquo;</em>Realizzare lo Spazio europeo dell&rsquo;istruzione superiore<em>&rdquo;,</em> la Conferenza dei Ministri responsabili dell&rsquo;istruzione superiore, nel comunicato del 19 settembre 2003, stabilisce l&rsquo;inscindibile connessione tra lo Spazio europeo dell&rsquo;istruzione superiore e lo Spazio europeo della ricerca, considerati i due pilastri sui quali poggia la societ&agrave; fondata sulla conoscenza. </font></div><div><font size="2">Successivamente, nel corso della Conferenza di Bergen &ldquo;Lo Spazio europeo dell&rsquo;istruzione superiore - Raggiungere gli obiettivi<em>&rdquo; </em>(19-20 Maggio 2005), &egrave; stato ripreso il tema del dottorato che va dunque oltre la valenza formativa e viene riconosciuto come fattore fondante dell&rsquo;attivit&agrave; di ricerca che conduce a sua volta alla crescita tecnologica, sociale e culturale. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><div><font size="2">A confermare e rafforzare l&rsquo;interesse della Commissione a uno Spazio europeo della ricerca e nell&rsquo;ottica di un economia europea che vuole essere competitiva, la Commissione Europea ha avviato il <span><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/i23022.htm"><span>Settimo programma quadro per ricerca e sviluppo tecnologico</span></a></span> (Fp7) con l&rsquo;obiettivo, tra l&rsquo;altro, di contribuire agli investimenti nazionali in R&amp;S. Adottato il 18 dicembre 2006, il Fp7 rappresenta lo strumento principale dell'Unione europea per il finanziamento della ricerca in Europa. Il </font><a href="http://cordis.europa.eu/fp7/home_it.html"><span><font color="#800080" size="2">programma</font></span><font size="2"> ha durata di sette anni (dal 2007 al 2013), un bilancio di circa 50,5 miliardi di euro e una struttura basata su quattro programmi specifici:&nbsp;</font></a></div><ul> <li><font size="2">Cooperazione: si riferisce ad attivit&agrave; transnazionali di ricerca cooperativa</font></li> <li><font size="2">Idee: riguarda la ricerca di base condotta attraverso un Consiglio europeo della ricerca (Cer)</font></li> <li><font size="2">Persone: comprende le azioni <span><a href="http://www.apre.it/ricerca-europea/VIPQ/Strumenti/MARIE-CURIE.htm"><span>Marie Curie</span></a></span> e altre iniziative&nbsp;</font></li> <li><font size="2">Capacit&agrave;: riguarda il sostegno alle infrastrutture di ricerca, alle Regioni della conoscenza e alle Piccole e medie imprese (Pmi)</font></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><p>&nbsp;</p><p><strong><font size="2">Dottorato e ricerca in Italia</font></strong></p></div><div><font size="2">Nel 2005 il 61,8 per cento della spesa nazionale per la ricerca di base, pari a 4.321 milioni di euro, &egrave; sostenuta dalle universit&agrave;, mentre gli altri organismi pubblici e privati hanno contribuito a questo tipo di ricerca in misura sensibilmente inferiore:&nbsp;</font></div><ul> <li><font size="2">le istituzioni pubbliche per il 24,7 per cento</font></li> <li><font size="2">le imprese per il 10,2 per cento&nbsp;</font></li> <li><font size="2">le istituzioni non profit per il rimanente 3,3 per cento </font></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Assai pi&ugrave; attente e generose si sono dimostrate le imprese nel finanziare la ricerca applicata (53,8 per cento della spesa totale destinata alla ricerca applicata) e quella finalizzata allo sviluppo sperimentale (<u><a href="http://www.istat.it/istituzioni/ricerca/">dati Istat</a></u>).</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><div><font size="2">La problematica collaborazione tra sistema pubblico di ricerca e mercato si presenta come punto fondamentale all&rsquo;interno del </font><a href="http://www.miur.it/0003Ricerc/0141Temi/0478PNR_-_/0783PNR_20/4811Progra_cf3.htm"><span><font color="#800080" size="2">Programma nazionale per la ricerca 2005-2007</font></span><font size="2">approvato dal <span>Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) il 18 Marzo 2005, </span>che identifica alcuni obiettivi strategici:</font></a><font size="2"> (Pnr), &nbsp;</font></div><ul> <li><font size="2">rafforzare la base scientifica del paese attraverso il sostegno alla ricerca di base e alla ricerca fondamentale &ldquo;mission oriented&rdquo;, favorendo le confluenze multidisciplinari</font></li> <li><font size="2">sviluppare il capitale umano per la scienza, particolarmente all&rsquo;interno di progetti di ricerca di eccellenza</font></li> <li><font size="2">intensificare la collaborazione tra sistema pubblico di ricerca e imprese</font></li> <li><font size="2">incrementare il livello tecnologico del sistema produttivo anche promuovendo &ldquo;spin off&rdquo; e &ldquo;start up&rdquo;di nuove imprese ad alta tecnologia</font></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Tra le parole chiave che caratterizzano gli interventi del Pnr, oltre la crescita e valorizzazione del capitale umano, appaiono l&rsquo;internazionalizzazione (coerentemente con il contesto europeo), la collaborazione pubblico-privato, e l&rsquo;utilizzo di una pluralit&agrave; di fondi e di meccanismi di finanziamento. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">In questo contesto diventano cruciali le iniziative finanziate attraverso il </font><a href="http://www.ponricerca.miur.it/Public/PonRicerca/Home/home.aspx"><span><font size="2">Piano operativo nazionale Ricerca</font></span></a><font size="2"> (Pon Ricerca) che finanzia azioni per le Regioni dell'Obiettivo 1 a valere sui fondi strutturali dell'Unione europea. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Tale programma, in coerenza con la complessiva strategia del <span><a href="http://www.dps.mef.gov.it/qcs/qcs.asp"><span>Quadro comunitario di sostegno</span> (Qcs) per quanto ha riguardato la programmazione 2000-2006, persegue un innalzamento delle performance economiche di lungo periodo delle regioni meridionali e un potenziamento del &quot;Sistema innovativo meridionale&quot; attraverso il sostegno alla ricerca industriale, il potenziamento del sistema scientifico e di alta formazione meridionale e la valorizzazione del capitale umano di eccellenza.</a></span></font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Il Pon assume un carattere aggiuntivo rispetto agli interventi ordinari dello Stato e opera sia con risorse finanziarie direttamente attribuite (Contributi comunitari Fesr e Fse, o risorse nazionali Fondo di rotazione Legge 183/87), sia attraverso propri strumenti agevolativi ordinari (quali il Fondo ricerca applicata - Far, Programmazione triennale del sistema universitario). </font></div><div><font size="2">Il totale delle risorse pubbliche assegnate al Pon &egrave; stato pari a 1.716,2 milioni di euro, di cui 1.191,5 di contributo comunitario (712,4 del Fesr e 479,1 del Fse) e 524,8 nazionali (Fondo di rotazione, Legge 183). Ulteriori 126 milioni di euro di contributo comunitario sono stati attribuiti al Pon Ricerca a titolo di premialit&agrave; (fonte: </font><a href="http://www.ricercaitaliana.it/pnr_doc_cap4.htm"><font size="2">Portale della ricerca italiana</font></a><font size="2">). </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Tra gli obiettivi del Pon Ricerca c&rsquo;&egrave; il &ldquo;miglioramento delle risorse umane nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico&rdquo;, nonch&eacute; la &ldquo;formazione di alte professionalit&agrave; per lo sviluppo della competitivit&agrave; delle imprese&rdquo;. Per creare capacit&agrave; autonoma di sviluppo nelle regioni Ob.1 tramite l&rsquo;innalzamento della dotazione e della qualit&agrave; delle risorse umane il Pon finanzia corsi post universitari tra cui dottorati di ricerca. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Istituito con D.P.R. n. 382 dell&rsquo;11 luglio 1980, il dottorato di ricerca non dovrebbe essere funzionale soltanto alle esigenze dell&rsquo;Universit&agrave;, bens&igrave; rivestire un ruolo strategico in altri ambienti, come negli enti di ricerca e nell&rsquo;industria privata. Cos&igrave; vuole tra l&rsquo;altro la Legge del 3 luglio 1998, n. 210 nonch&eacute; il successivo D.M. 30 aprile 1999, n. 224 dove, mettendo mano all&rsquo;ordinamento del dottorato, si stabilisce che <em>&ldquo;</em>i corsi per il conseguimento del dottorato di ricerca forniscono le competenze necessarie per esercitare, presso universit&agrave;, enti pubblici o soggetti privati, attivit&agrave; di ricerca di alta qualificazione<em>&rdquo; </em>(art. 4, comma 1). </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><p>&nbsp;</p><p><strong><font size="2">Dottorato e mercato del lavoro: prime indagini </font></strong></p></div><p><font size="2">Nel recente passato si sono intensificati gli studi sulla condizione occupazionale dei laureati, mentre minore attenzione &egrave; stata dedicata all&rsquo;analisi degli inserimenti lavorativi dei laureati in possesso di un dottorato di ricerca. Si registrano tuttavia segnali di attenzione sul tema. Senza la pretesa di completezza, citiamo alcuni esempi, traendo spunto dal recente seminario su &ldquo;Alta formazione e mercato del lavoro: valutazione degli esiti occupazionali&rdquo;, promosso dall&rsquo;Isfol come opportunit&agrave; di confronto tra ricercatori ed esperti del tema. </font></p><ul> <li><font size="2">L'Istat che gi&agrave; da tempo studia gli andamenti delle attivit&agrave; di ricerca e sviluppo (nel settore privato e pubblico), nonch&eacute; le modalit&agrave; di transizione dall'istruzione al lavoro dei giovani con titoli di studio superiori, ha realizzato un'indagine pilota sull'inserimento professionale dei dottori di ricerca degli anni 2000 e 2002, i cui risultati non verranno diffusi, considerati gli obiettivi di esclusivo approfondimento metodologico dell'indagine</font><span><font size="2">&rdquo;, un&rsquo;indagine condotta negli atenei di Pavia, Pisa, Siena e Salerno e i cui obiettivi vanno dalla valutazione della formazione ricevuta dai dottori, alla caratterizzazione del segmento del mercato del lavoro occupato passando per il profilo scientifico e la descrizione del percorso seguito dopo il conseguimento del titolo</font></span></li> <li><font size="2">L&rsquo;Associazione dottorati italiani &egrave; impegnata nel &ldquo;</font><a href="http://www.dottorato.it/documenti/altri/2006/20060901-CNVSURdR-1-06.pdf"><span><font size="2">Progetto per la ricognizione, raccolta e analisi dei dati esistenti sul dottorato di ricerca e per l&rsquo;indagine sull&rsquo;inserimento professionale dei dottori di ricerca</font></span></a></li> <li><font size="2">Si concentra in tre atenei del nord, l&rsquo;indagine su &ldquo;</font><a href="http://www.sociologiadip.unimib.it/lsa/documenti/materiali/A061%20Gli%20esiti%20occupazionali%20dei%20dottori%20di%20ricerca.pdf"><font size="2">Gli esiti occupazionali dei dottori di ricerca degli atenei di Milano, Milano Bicocca e Trento</font></a><font size="2">&rdquo; realizzata da&nbsp;Antonio Schizzerotto docente di sociologia all&rsquo;Universit&agrave; di Trento, studioso dei percorsi di transizione nel mercato del lavoro nelle Universit&agrave; degli studi di Milano, Milano Bicocca e Trento&nbsp;</font></li> <li><font size="2">Sono stati infine da poco diffusi i risultati dell&rsquo;indagine condotta dalla <span>Struttura nazionale di valutazione Fse dell&rsquo;Isfol e commissionata dal Ministeri dell&rsquo;universit&agrave; e della ricerca e dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale per sapere quali sono gli effetti degli investimenti Fse che finanziano dottorati e master volti al rafforzamento del potenziale umano nella ricerca, nella scienza e nella tecnologia nel Mezzogiorno.</span> L&rsquo;indagine, i cui risultati sono raccolti nel volume &ldquo;<span>Gli esiti occupazionali dell&rsquo;alta formazione nel Mezzogiorno. Indagine placement sugli interventi cofinanziati dal Fse nell&rsquo;ambito del Pon Ricerca 2000-2006<span>&rdquo;</span>, analizza le caratteristiche del lavoro trovato da dottori di ricerca e laureati con master, a sei mesi dal conseguimento del titolo post laurea. Nell&rsquo;ottica di rendere sistematico e ricorrente questo tipo di analisi &egrave; attualmente in corso una nuova indagine sugli esiti occupazionali degli stessi individui a 18 mesi dalla conclusione del corso</span></font></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Rimandando alla lettura dei risultati delle indagini citate, per avere un quadro dettagliato, si delinea in generale una situazione lavorativa dei dottori di ricerca in cui le sinergie con il mondo extra-universitario e con i contesti internazionali sono ancora limitate ma sembrano essere in aumento, specie nel nord. Dall&rsquo;indagine relativa agli atenei Milano Milano Bicocca e Trento, risulta infatti che, anche se il settore pubblico rappresenta ancora l&rsquo;area di impiego prevalente, non &egrave; trascurabile e appare tendenzialmente crescente nel tempo la quota dei dottori di ricerca occupati nel privato (26%). </font></div><div><font size="2">L&rsquo;incontro tra mercato del lavoro privato e alta formazione &egrave; ridotto ma possibile anche nel Mezzogiorno: se da un lato, infatti, solo il 14% dei dottori di ricerca trova lavoro in un&rsquo;impresa privata, un quarto di questi &egrave; inquadrato nel settore &ldquo;Ricerca e sviluppo&rdquo;. Permane dunque una difficolt&agrave; dal lato del mercato ad assorbire capitale umano di eccellenza in mansioni di livello medio alto e un probabile scarso collegamento degli enti di formazione con il sistema delle imprese. </font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div align="left"><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div align="left"><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong><strong><br /><font size="2">Agenda</font></strong></div><ul type="disc"> <li><font size="2">27/28 marzo 2008, Roma <br /> <strong>Workshop sul VII Programma quadro</strong> </font></li> <li><font size="2">8 aprile 2008, Siria</font><span><font size="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br /> <strong><a href="http://www.ricercaitaliana.it/newsletter.htm"><span>Incentivazione della partecipazione mediterranea al VII Programma quadro </span></a></strong></font></span></li> <li><font size="2">8 aprile 2008, Roma</font><span><font size="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br /> <strong>I Programmi di finanziamento Ce: eContentPlus e Ict Policy support&nbsp;(Programma per la Competitivit&agrave; e l&rsquo;Innovazione) </strong></font></span></li> <li><font size="2">16/17 aprile 2008, </font><span><font size="2">Stoccolma, Svezia<br /> <strong>Conferenza: prospettive europee sull'innovazione e la politica</strong> </font></span></li> <li><font size="2">19 aprile 2008, Parigi, Francia<br /> <strong>Iniziativa di incontro nell'ambito delle scienze umane</strong></font></li> <li><font size="2">5/7 giugno 2008, Parigi, Francia</font><span><font size="2">&nbsp;&nbsp; <br /> <strong>European Research and Innovation Exhibition</strong> </font></span></li></ul><div align="left"><font size="2">&nbsp;</font></div><div align="left"><strong><br /><font size="2">Per saperne di pi&ugrave;</font></strong></div><div><br /><font size="2">I materiali del seminario di presentazione della prima indagine Isfol-Mur-Mlps e il relativo&nbsp;volume sopra citato sono disponibili facendone richiesta a Patrice Poupon (</font><a href="mailto:p.poupon@isfol.it"><font size="2">p.poupon@isfol.it</font></a><font size="2">).</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><p><strong><font size="2">Link&nbsp;</font></strong></p><ul> <li><a href="http://ec.europa.eu/research/index.cfm?lg=it"><span><font color="#800080" size="2">Commissione europea - Le attivit&agrave; nel campo della ricerca</font></span></a></li> <li><a href="http://cordis.europa.eu/fp7/home_it.html"><span><font color="#800080" size="2">Cordis &ndash; Settimo Programma quadro</font></span></a><font size="2">&nbsp;</font></li> <li><a href="http://www.ricercaitaliana.it/"><span><font size="2">Il portale della ricerca italiana</font></span></a><font size="2">&nbsp;</font></li> <li><a href="http://www.apre.it/ricerca-europea/SpazioEuropeo"><span><font color="#800080" size="2">Apre &ndash; Le pagine sullo Spazio europeo della ricerca (Ser)</font></span></a><font size="2">&nbsp;</font></li> <li><a title="Pagina su sito del Ministero dell'Economia e Finanze" href="http://www.dps.tesoro.it/qsn/qsn.asp"><span><span><font size="2">Quadro strategico nazionale 2007-2013</font></span></span></a></li> <li><a href="http://www.dps.tesoro.it/QSN/qsn_doc_amministrazioni_centrali.asp"><span><font color="#800080" size="2">Contributi Miur al Documento strategico preliminare nazionale 2007-2013</font></span><font size="2">&nbsp;</font></a></li> <li><a href="http://www.ponricerca.miur.it/Public/PonRicerca/F1329/F1329.aspx"><span><font color="#800080" size="2">Miur &ndash; Le pagine sul Pon Ricerca</font></span></a><font size="2">&nbsp;</font></li> <li><span><a href="http://www.miur.it/0003Ricerc/0141Temi/0478PNR_-_/0783PNR_20/4811Progra_cf3.htm"><font color="#800080"><span><font size="2">Miur - Programma Nazionale di Ricerca 2005-2007</font></span></font></a></span><font size="2">&nbsp;</font></li> <li><font size="2"><a href="http://ec.europa.eu/eracareers/index_en.cfm ">Portale europeo per la mobilit&agrave; del ricercatore</a>&nbsp;</font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.almalaurea.it">Almalaurea</a>&nbsp;</font></li> <li><a href="http://www.distretti-tecnologici.it/home.htm"><span><font size="2">Osservatorio nazionale sui distretti tecnologici</font></span></a></li></ul><div><font size="2">&nbsp;</font><strong><font size="2">&nbsp;</font></strong></div><div><strong><font size="2">Approfondimenti</font></strong></div><div><font size="2"><br />Vincenzo Pischedda, <span><a href="http://www.dottorato.it/documenti/ADI/2007/20070326-convegnoCRUI/20070326-Abstract-v1.91.pdf"><span>Una vista panoramica sul Dottorato di Ricerca: previsioni, aspettative, realt&agrave; e prospettive</span>. Indagine sulle condizioni di lavoro e le aspirazioni professionali dei dottorandi di ricerca in Italia</a></span></font></div><div><font size="2">Sintesi dei principali risultati, Adi 2007.</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div><font size="2">Sul sito della <span><a href="http://www.fondazionecrui.it/eracareers/italy/grandi_imprese.htm"><span>Fondazione Crui</span> &egrave; disponibile un elenco aggiornato delle grandi imprese che investono in ricerca e sviluppo tecnologico.</a></span></font></div><div><font size="2">&nbsp;</font></div><div>&nbsp;</div> Sun, 06 Apr 2008 22:00:00 GMT http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=332 2008-04-06T22:00:00Z E-learning e web 2.0: una dimensione sociale dell'apprendimento virtuale http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290 <p align="left"><strong><font size="2">Indice</font></strong></p><ul> <li><font size="2"><a href="#intro">Introduzione</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="#Societ__europea_conoscenza">La societ&agrave; europea della conoscenza</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=2">Apprendere al tempo del web 2.0</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=3">Il rischio del digital divide</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=3">I numeri dell&rsquo;e-learning in Italia</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=3">Evoluzione della spesa di e-learning in Italia</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=4">Il caso:&nbsp; Spf on line</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=4">Altri esempi</a> </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=5">Conclusioni</a> </font></li> <li><font size="2">Agenda </font></li> <li><font size="2"><a href="/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290&amp;codi_percorso=52&amp;num_pag=5">Per saperne di pi&ugrave;</a></font><font size="2"> </font></li></ul><p><font size="2">&nbsp;<br /><strong><a href="/DocEditor/test/File/Focus_Isfol_Conoscenza_n.1.pdf">Scarica il testo integrale</a></strong> (formato .pdf, 224 kb)</font></p><p><font size="2">&nbsp;</font></p><p><font size="2"><strong><a name="intro">Introduzione</a></strong><br /><br />L'era della </font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=F&amp;codi_termine=396"><font size="2">formazione a distanza</font></a><font size="2"> (Fad), individuale, svolta in un ambiente chiuso, dai contenuti fortemente strutturati e rigidi &egrave; definitivamente tramontata. La diffusione del </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0"><font size="2">web 2.0</font></a><font size="2">, l&rsquo;uso di </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Webcam"><font size="2">webcam</font></a><font size="2">, </font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=W&amp;codi_termine=650"><font size="2">wiki</font></a><font size="2">, </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blog"><font size="2">blog</font></a><font size="2">, software multimediali e tecnologie partecipative ha permesso un salto di qualit&agrave; nei programmi di formazione a distanza. <br />L&rsquo;</font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=E&amp;codi_termine=350"><font size="2">e-learning</font></a><font size="2"> &egrave; oggi un ambiente di apprendimento aperto, flessibile e informale che viaggia in rete, abbatte le frontiere di spazio e tempo e contribuisce alla&nbsp;diffusione delle conoscenze e delle competenze. <br />Le metodologie e gli strumenti dell&rsquo;e-learning&nbsp;di ultima generazione puntano infatti sempre pi&ugrave; a forme di </font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=A&amp;codi_termine=377"><font size="2">apprendimento collaborativo</font></a><font size="2">, le quali pongono il fruitore al centro di una molteplicit&agrave; di relazioni e lo rendono partecipante attivo, nonch&eacute;&nbsp;costruttore di conoscenza. Il singolo diventa il centro della rete, contribuisce alla creazione dei contenuti e li condivide in modo interattivo con gli altri. Apprendimento formale, non formale e informale si intrecciano, generando una fluidificazione dei saperi. Grazie alla rete si apprende informalmente, quasi per caso, e l&rsquo;esperienza quotidiana diventa complementare a quella istituzionale.&nbsp;Siamo all&rsquo;interno di quello che viene definito, a livello europeo, il processo di apprendimento lungo tutto l&rsquo;arco della vita (</font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=L&amp;codi_termine=94"><font size="2">lifelong learning</font></a><font size="2">).<br /></font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Societ__europea_conoscenza">La societ&agrave; europea della conoscenza</a></font></strong></p><p><font size="2">Nel marzo del 2000 i ministri europei, convocati a Lisbona in occasione del Consiglio,&nbsp;si pongono l&rsquo;ambizioso obiettivo di fare dell&rsquo;Unione, entro il 2010, &ldquo;</font><a href="http://ec.europa.eu/education/policies/2010/et_2010_en.html"><font size="2">l&rsquo;economia basata sulla conoscenza pi&ugrave; competitiva e dinamica del mondo</font></a><font size="2">&rdquo;.&nbsp;Cos&igrave; stimolano i governi ad accelerare il processo di alfabetizzazione tecnologica affinch&eacute; tutte le fasce di popolazione possano partecipare attivamente alla societ&agrave; della conoscenza.<br />L&rsquo;e-learning, viste le sue caratteristiche di flessibilit&agrave;, diventa lo strumento privilegiato su cui investire.<br />Da questo momento in poi si moltiplicano le iniziative a sostegno dell&rsquo;apprendimento elettronico.&nbsp;<br /></font><font size="2">Nel 2001 esce il </font><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/en/cha/c11046.htm"><font size="2">Piano di azione E-learning - pensare all&rsquo;istruzione di domani</font></a><font size="2"> in cui si invitano gli stati membri a &ldquo;perseverare negli sforzi concernenti l&rsquo;effettiva integrazione delle Tecnologie dell&rsquo;Informazione e della Comunicazione nei sistemi di istruzione e formazione&rdquo; e a &ldquo;sfruttare pienamente le potenzialit&agrave; di internet, degli ambienti multimediali e di apprendimento virtuale per migliori e pi&ugrave; rapide realizzazioni di educazione permanente&rdquo;.</font><font size="2"><br />L&rsquo;anno successivo, viene pubblicato il </font><a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2001:0140:FIN:IT:PDF"><font size="2">Piano d'azione eEurope 2002</font></a><font size="2"> che mira, fra l&rsquo;altro, ad aumentare il numero di connessioni internet in Europa. Migliaia di scuole, universit&agrave; e centri di ricerca usufruiscono del sostegno comunitario per l&rsquo;acquisto di risorse multimediali e per l&rsquo;ammodernamento delle reti transeuropee che collegano i vari poli dell&rsquo;insegnamento e della ricerca. <br />Sempre nello stesso anno viene lanciato il portale </font><a href="http://www.elearningeuropa.info"><font size="2">E-learning Europa</font></a><font size="2"> per favorire il dialogo e la cooperazione e per promuovere l'uso delle nuove tecnologie nel campo dell'educazione permanente.&nbsp; </font></p><p>&nbsp;</p><p><font size="2"><br />Con il&nbsp;&nbsp; </font><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l24226.htm"><font size="2">Piano d'azione eEurope 2005</font></a><font size="2"> si rafforzano gli esiti delle precedenti iniziative e si punta a introdurre nelle scuole, nelle universit&agrave; e nei centri di ricerca connessioni a banda larga per condividere le risorse didattiche.<br /><br />L&rsquo;integrazione delle <a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=I&amp;codi_termine=399">Tecnologie dell&rsquo;Informazione e della Comunicazione</a> (Tic) nei sistemi di istruzione e formazione dei vari paesi europei &egrave; l&rsquo;obiettivo del </font><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/cha/c11073.htm"><font size="2">Programma e-learning 2004-2006</font></a><font size="2">. La diffusione delle tecnologie digitali ad ampio spettro consente la creazione di campus virtuali europei per gli scambi e le collaborazioni, ovvero, quella che tecnicamente viene definita mobilit&agrave; virtuale; vengono inoltre favoriti i gemellaggi elettronici fra le scuole in Europa e la promozione della formazione dei docenti.&nbsp;<br /><br />Successivamente, il Programma d'azione comunitaria nel campo dell'apprendimento permanente (</font><a href="http://ec.europa.eu/education/programmes/llp/index_en.html"><font size="2">Lifelong Learning Programme 2007-2013</font></a>)<font size="2"> dedica una specifica azione alle nuove tecnologie. Si tratta dell&rsquo;attivit&agrave; chiave 3 per lo sviluppo di contenuti e soluzioni pedagogiche a carattere innovativo basati sulle nuove tecnologie dell&rsquo;informazione e della comunicazione, viste come un catalizzatore di cambiamento e innovazione educativa e sociale.<br /><br />Infine, l&rsquo;iniziativa </font><a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/cha/c11328.htm"><font size="2">2010 &ndash; Una societ&agrave; dell&rsquo;informazione europea per la crescita e l&rsquo;occupazione</font></a><font size="2"> individua nell&rsquo;e-learning una risposta efficace alle esigenze di aggiornamento della forza lavoro europea. <br />Con il trascorrere degli anni, attraverso l&rsquo;esplorazione delle potenzialit&agrave; offerte dalle nuove tecnologie, abbiamo assistito al passaggio da interventi tesi a rafforzare le infrastrutture e le piattaforme a interventi maggiormente concentrati su aspetti didattici, con una forte attenzione agli standard di qualit&agrave;.</font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Apprendere">Apprendere al tempo del web 2.0</a></font></strong></p><p><font size="2">&ldquo;Si tratta di superare un&rsquo;interpretazione della conoscenza come rappresentazione simbolica di un mondo esterno al discente, oggettivo e misurabile (approccio positivista) e favorire una concezione del sapere come risultato delle esperienze del soggetto che apprende o meglio come il risultato di un processo di costruzione sia individuale sia collettiva di significati concordati e di interpretazione dell&rsquo;esperienza non predeterminate (approccio costruttivista)&rdquo; (da &quot;<a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/SezioneEuropaLavoro/DGPOF/ProdottiEditoriali/CollaneEditoriali/LibriFSE/glossarioelearning">Il Glossario e-learning per gli operatori del sistema formativo integrato</a>&quot;, a cura di V. Infante, Isfol, I libri del Fse, Roma, 2007).<br />&nbsp; <br />Il ricorso alle tecnologie digitali per l&rsquo;apprendimento in rete ribalta il paradigma delle esperienze di istruzione a distanza di vecchia generazione: al centro delle iniziative vi &egrave; infatti il soggetto che impara, non l&rsquo;offerta formativa erogata.<br />L&rsquo;avvento dell&rsquo;e-learning e la diffusione del web 2.0, termine coniato per la prima volta nel 2004 da </font><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tim_O'Reilly"><font size="2">Tim O'Reilly</font></a><font size="2">&nbsp;per indicare la nuova rete, pi&ugrave; interattiva e dinamica che sostituisce i modelli di prima generazione caratterizzati da una navigazione di tipo lineare, hanno rivoluzionato interamente i modelli, le metodologie e gli strumenti della didattica tradizionale.&nbsp;<br />Le parole chiave sono: partecipazione e condivisione, frammentazione e ricomposizione, degli spazi, dei tempi e dei modi.<br /><br />All&rsquo;utente vengono offerte soluzioni di apprendimento flessibili: &egrave; lui che sceglie il percorso didattico, senza vincoli di spazio e tempo. Ma soprattutto &egrave; lui che produce nuova conoscenza, diventa creatore di contenuti da condividere in rete. <br />Il modello di apprendimento collaborativo, proprio della formazione in rete di ultima generazione, consente la crescita del singolo all&rsquo;interno di obiettivi condivisi da un gruppo: si impara insieme. L&rsquo;apprendimento individuale &egrave; il risultato di un processo collettivo. Il flusso della conoscenza si dipana attraverso la comunicazione molti a molti. Si sviluppano le </font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=C&amp;codi_termine=651"><font size="2">comunit&agrave; virtuali di apprendimento</font></a><font size="2">, nelle quali i singoli partecipanti danno continuit&agrave; all&rsquo;evento formativo, condividendo settori di interesse sui quali comunicano interattivamente.&nbsp;<br />Da semplici fruitori si diventa produttori di informazioni, le quali a loro volta diventano sapere condiviso, slegato dalla fonte, indipendente dalla persona che lo produce. Il flusso comunicativo travolge l&rsquo;oggetto di apprendimento (</font><a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=L&amp;codi_termine=407"><font size="2">learning object</font></a><font size="2">), sgretolandolo e ricomponendolo in un nuovo insieme, frutto dell&rsquo;elaborazione collettiva, resa possibile dalle nuove tecnologie partecipative.<br /><br />Il mondo del web 2.0 &egrave; infatti popolato da nuove applicazioni tecnologiche, quali i wiki, i blog, i </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Podcast"><font size="2">podcast</font></a><font size="2">, i </font><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vodcast"><font size="2">vodcast</font></a><font size="2">, gli&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Messaggistica_istantanea"><font size="2">instant messaging</font></a><font size="2">.&nbsp;Si tratta di strumenti relativamente semplici da utilizzare, anche da utenti non particolarmente esperti, in grado di facilitare la comunicazione del gruppo. Docenti e <a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=T&amp;codi_termine=113">tutor</a> comunicano con i discenti in tempo reale all&rsquo;interno di aule virtuali attraverso sistemi di riproduzione video e audio; si incontrano poi nelle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chat">chat</a> e discutono nei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forum_%28internet%29">forum</a>.<br />&Egrave; il modello del social network (rete sociale), nel quale la collaborazione assume un ruolo chiave per la crescita e lo sviluppo. <br />I modelli formativi di ultima generazione, sono il risultato di una fusione fra sapere e componente umana e sociale che segna il passaggio da una societ&agrave; dell&rsquo;informazione a una societ&agrave; della conoscenza.</font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Rischio_digital_divide">Il rischio del digital divide</a></font></strong></p><p><font size="2">Se da un lato un adeguato uso delle tecnologie digitali consente di accelerare e ottimizzare la diffusione delle informazioni e della conoscenza, dall&rsquo;altro non si pu&ograve; ignorare la questione del <a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=D&amp;codi_termine=392">digital divide</a> (divario digitale). <br />Il processo di alfabetizzazione tecnologica non si pu&ograve; dire certo concluso: vi sono ancora diverse fasce di popolazione che non hanno accesso alle tecnologie - per lo pi&ugrave; anziani, immigrati, disabili e disoccupati - e altre che le utilizzano senza aver sviluppato un&rsquo;adeguata coscienza critica; si pensi ai giovanissimi che prediligono la rete quale strumento di comunicazione. <br />A livello educativo, poi, non tutti i docenti sono formati sull&rsquo;utilizzo delle tecnologie e pedagogicamente informati sulle loro potenzialit&agrave; in ambito didattico. L&rsquo;e-learning rischia di ampliare il divario, generando nuove e vecchie forme di esclusione sociale. <br />C&rsquo;&egrave; ancora molto da fare.&nbsp;<br /><br />L&rsquo;Europa ha aperto la strada e indicato il traguardo: costruire entro il 2010 la societ&agrave; della conoscenza in cui tutti abbiano le stesse opportunit&agrave; di accesso alle conoscenze e alle potenzialit&agrave; offerte dalle nuove tecnologie.<br />L&rsquo;Italia sta raccogliendo la sfida investendo sempre pi&ugrave; nella formazione permanente. Solo nel biennio 2006 &ndash; 2007 sono stati stanziati 207 milioni di euro per la formazione continua dei lavoratori, utilizzando anche il <a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=F&amp;codi_termine=439">Fondo sociale europeo</a>. Parte di questi sono destinati alla diffusione dell&rsquo;apprendimento in rete.</font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Numeri_e-learning">I numeri dell&rsquo;e-learning in Italia</a></font></strong></p><p><font size="2">L&rsquo;Osservatorio E-learning 2006&nbsp;realizzato dall&rsquo;<a href="http://www.assinform.it">Associazione Italiana per l&rsquo;Information Technology</a> mette in luce un trend positivo del mercato dell&rsquo;e-learning nel nostro Paese. <br />L&rsquo;incremento della spesa complessiva nell&rsquo;ultimo anno preso in esame, il 2005, rispetto al precedente, &egrave; stato di circa il 13 %.<br />La sua diffusione non risulta per&ograve; omogenea, bens&igrave; a macchia di leopardo.<br />Sono soprattutto le imprese che ricorrono alle modalit&agrave; di formazione in rete, assorbendo la quasi totalit&agrave; della spesa globale (il 90%), mentre il restante 10% &egrave; diviso tra la pubblica amministrazione, le scuole e le universit&agrave;. </font></p><p><font size="2"><br /><a name="Evoluzione_spesa"><strong>Evoluzione della spesa di e-learning in Italia</strong></a><strong>&nbsp;</strong><br />Il fenomeno si ricollega certamente alla maggior capacit&agrave; di investimento delle aziende, nonch&eacute; alla disponibilit&agrave; di infrastrutture tecnologicamente avanzate e alla maggior propensione all&rsquo;innovazione.<br />All&rsquo;interno del campione di imprese oggetto dell&rsquo;indagine (842), oltre il 12% ha sviluppato progetti e-learning, mentre il 17,5% li ha messi in cantiere per l&rsquo;anno successivo. <br />Il divario &egrave; per&ograve; ancora forte fra le grandi imprese che fanno ricorso alle tecnologie innovative soprattutto per la formazione di quadri e dirigenti, e le piccole e medie imprese che invece faticano a offrire le stesse opportunit&agrave; al proprio personale.<br />Se guardiamo invece al comparto pubblico, sono le amministrazioni centrali - ministeri ed enti pubblici &ndash; che detengono il primato riguardo la diffusione di interventi formativi erogati su piattaforme tecnologiche (80% del campione).&nbsp;<br /><br />Diverso &egrave; il discorso per quanto riguarda il mondo della scuola. L&rsquo;indagine svolta ha indagato il livello di diffusione generale delle tecnologie informatiche fra i docenti. Ne &egrave; risultato che la quasi totalit&agrave; degli insegnanti utilizza gli applicativi di Office automation, mentre scarso &egrave; il livello di conoscenza degli potenzialit&agrave; offerte dal web. In generale, le nuove tecnologie sono ancora relegate a supporto della didattica tradizionale. <br />Infine, per quanto riguarda l&rsquo;istruzione superiore, 53 universit&agrave; su 77 offrono percorsi formativi in modalit&agrave; e-learning. Gli interventi si concentrano principalmente nelle discipline scientifiche ed economiche. E troviamo alcuni atenei, come&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="http://web.uniroma2.it">Tor Vergata di Roma</a> e il <a href="http://www.polimi.it">Politecnico di Milano</a> che hanno portato on-line interi corsi di laurea.<br /><br />(<a href="/DocEditor/test/file/Focus_Isfol_E-learning_e_web_2.0_una_dimensione_sociale_dell'apprendimento_virtuale_tabella.pdf">consulta la tabella</a>)<br /><br />Al fine di ricomporre lo stato dell&rsquo;arte in tema di e-learning &egrave; stato di recente istituito un <a href="http://www.kid-elearning.org/osservatorio/">Tavolo di raccordo interistituzionale per l&rsquo;osservazione della domanda e dell&rsquo;offerta di e-learning nella Pubblica amministrazione</a>, del quale fanno parte enti pubblici e privati. Tra le attivit&agrave; del tavolo, si segnala la costituzione di un Osservatorio nazionale sull&rsquo;offerta di istruzione e formazione in modalit&agrave; e-learning che ha per scopo il monitoraggio del mercato e l&rsquo;individuazione delle nuove tendenze. </font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Spf_on_line">Il caso:&nbsp; Spf on line</a></font></strong></p><p><a href="http://www.xformare.it/"><font size="2">www.xformare.it</font></a><font size="2">&nbsp; &egrave; il sito del Sistema permanente di formazione online (Spf online), un progetto nazionale di formazione continua basato sulle nuove tecnologie promosso dal <a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/md/AreeTematiche/OrientamentoFormazione/uffici/">Ministero del lavoro e della previdenza sociale &ndash; Direzione generale per le politiche per l&rsquo;orientamento e la formazione</a>, con l&rsquo;assistenza tecnica delll&rsquo;Isfol e di <a href="http://www.italialavoro.it/wps/portal/">Italia Lavoro</a>.&nbsp;<br /><br />Spf online nasce per accompagnare i processi di riforma del mercato del lavoro e del sistema formativo italiano. L&rsquo;obiettivo &egrave; quello di migliorare le competenze delle risorse umane attraverso l'erogazione di contenuti e servizi in modalit&agrave; e-learning.<br />Si rivolge agli operatori degli enti pubblici e privati che operano nel modo della formazione, della scuola e dell&rsquo;impiego.<br />Si tratta di una piattaforma pubblica che offre circa 200 corsi da fruire in rete, affiancati da ambienti di apprendimento collaborativo ideati per promuovere la creazione di comunit&agrave; professionali virtuali.<br />&Egrave; inoltre presente un servizio di assistenza all&rsquo;apprendimento che fornisce sostegno didattico attraverso tutor, docenti ed esperti, e anima lo scambio di conoscenze ed esperienze tra gli utenti con forum, chat, comunit&agrave; di pratica, mailbox.</font></p><p><strong><font size="2"><br /><a name="Altri_esempi">Altri esempi</a></font></strong></p><ul> <li><font size="2"><a href="http://puntoeduri.indire.it/afpi/login/index.php"><strong>For</strong></a> &egrave; un ambiente di formazione continua per tutti i docenti italiani promosso dal <a href="http://www.pubblica.istruzione.it">Ministero della pubblica istruzione</a> in collaborazione con <a href="http://www.indire.it">Indire</a>. Si tratta di un laboratorio di sviluppo professionale flessibile e personalizzabile, nonch&eacute; di uno spazio istituzionale aperto alla libera associazione di gruppi di lavoro e di discussione, che permette di sviluppare e condividere strumenti, proposte e idee</font></li> <li><a href="http://www.saul.unisi.it/unisi"><font size="2"><strong>www.saul.unisi.it/unisi</strong></font></a><font size="2"> &egrave; un progetto della <a href="http://www.lett.unisi.it/frontend">facolt&agrave; di Lettere e Filosofia</a> dell&rsquo;Universit&agrave; di Siena per la condivisione delle risorse dei corsi e per sostenere la sperimentazione didattica. Offre uno spazio gratuito agli studenti per dialogare, farsi conoscere, creare gruppi di discussione. E&rsquo; parte del progetto sperimentale CampusOne finanziato dal governo italiano per favorire l&rsquo;innovazione tecnologica all&rsquo;interno dei corsi di Laurea e confluir&agrave; nel sistema Marvin per supportare studenti e docenti coinvolti nelle attivit&agrave; didattiche</font></li> <li><a href="http://www.apprendonline.it/"><font size="2"><strong>www.apprendonline.it</strong></font></a><font size="2"> &egrave; un sistema di percorsi didattici per la formazione trasversale nell'apprendistato professionalizzante nel settore dell'industria metalmeccanica e dell'installazione di impianti, promosso dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale - Direzione generale per le politiche per l'orientamento e la formazione. Il progetto mira ad agevolare il compito delle aziende e degli enti di formazione e assicurare agli apprendisti un livello di formazione uniforme e con standard di qualit&agrave; certi. I percorsi, differenziati secondo le caratteristiche dell'utenza e dei contesti formativi, sono costituiti da supporti multimediali e sono articolati in quattro tematiche: organizzazione e economia; disciplina del rapporto di lavoro; sicurezza sul lavoro; competenze relazionali</font></li> <li><font size="2"><strong><a href="http://www.ettcampus.org/elearning/">eTTCampus 2.0</a></strong> &egrave; un progetto finanziato nell&rsquo;ambito del Lifelong learning programme. Obiettivo dell&rsquo;iniziativa &egrave; la trasformazione del Campus europeo virtuale per insegnanti e formatori creato con i precedenti progetti Ettnet e <a href="http://www.ettcampus.org/modules/content/index.php?id=1">EttCampus</a> in un ambiente di apprendimento in rete che privilegi l&rsquo;aspetto sociale. Si vuole mettere a punto nuovi strumenti e metodologie, nonch&eacute; definire criteri qualitativi e&nbsp; sistemi di valutazione funzionali al progetto. Tra le altre attivit&agrave;, &egrave; prevista l&rsquo;elaborazione di un sistema di valutazione delle competenze degli insegnanti e dei formatori chiamato E-social reputation da inserire nel personale <a href="/Glossario/Definizione/index.scm?lettera=P&amp;codi_termine=414">portfolio</a>. Il progetto &egrave; elaborato da una rete, il cui capofila &egrave; l&rsquo;<a href="http://www.upc.edu">Universit&agrave; Politecnica di Catalogna</a>, composta da: Isfol, <a href="http://www.scienter.org">Scienter</a>, <a href="http://www.gre.ac.uk">Universit&agrave; di Greenwich</a>, <a href="http://www.surrey.ac.uk">Universit&agrave; del Surrey</a>, <a href="http://www.eden-online.org/eden.php">Eden</a>, <a href="http://www.eife-l.org">European Institute for e-learning</a></font></li></ul><p><strong><font size="2"><br /><a name="Conclusioni">Conclusioni</a></font></strong></p><p><font size="2">La diffusione del web 2.0 e dei nuovi strumenti di interazione a esso legati (blog, forum, wiki&hellip;) ha rivoluzionato le metodologie di formazione e apprendimento a distanza (da uno a molti a molti a molti).<br />L&rsquo;Europa negli ultimi dieci anni ha incentivato l&rsquo;utilizzo delle nuove tecnologie negli&nbsp;Stati membri promuovendo l&rsquo;alfabetizzazione informatica e la penetrazione delle tecnologie digitali finalizzate allo sviluppo di contenuti pedagogici web based.&nbsp;<br /><br />Tutto ci&ograve; comporta per&ograve; dei rischi: se la formazione &egrave; infatti la base della conoscenza, e la formazione si sposta sulla rete, c&rsquo;&egrave; il pericolo che molti rimangano tagliati fuori dal processo di apprendimento lungo tutto l&rsquo;arco della vita, a causa della loro scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie. &Egrave; necessario pertanto intervenire soprattutto in tre direttrici:&nbsp;</font></p><ul> <li><font size="2">coinvolgimento della popolazione matura e delle fasce deboli </font></li> <li><font size="2">supporto alle aziende di dimensioni limitate e agli enti locali </font></li> <li><font size="2">aggiornamento dei docenti </font></li></ul><p><font size="2">&nbsp;<br /></font><font size="2">Degne di merito sono in questo senso, alcune iniziative sviluppate in Italia, anche con il contributo dell&rsquo;Isfol, le quali puntano a colmare il gap.<br /><br /></font></p><p><font size="2"><br /></font></p><p><strong><a name="Agenda"><font size="2">Agenda</font></a></strong></p><p><font size="2">Il tema dell'e-learning sar&agrave; al centro dei seguenti eventi internazionali:</font></p><ul> <li><font size="2"><font color="#800000">3-5 aprile, Barcellona, Spagna</font><br /> <strong>VII&deg; Congreso Expoelearning 2008</strong><br /> Congresso internazionale che raccoglie imprese e professionisti europei ed extraeuropei in materia di e-learning <br /> Per informazioni: </font><a href="http://www.expoelearning.com/conferencias.asp"><font size="2">http://www.expoelearning.com/conferencias.asp</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2"><font color="#800000">21-23 Aprile, Sfax, Tunisia</font> <br /> <strong>Ticmed 2008</strong><br /> Incontro annuale di accademici e professionisti provenienti da tutto il mondo sul ruolo dell&rsquo;e-learning nella vita professionale<br /> Per informazioni: </font><a href="http://www.ticemedtn.org/an"><font size="2">http://www.ticemedtn.org/an</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2"><font color="#800000">24-25 aprile, Barcellona, Spagna</font><br /> <strong>E-learning and Blended Learning Excellence</strong><br /> Conferenza internazionale sulle nuove tecnologie a supporto dell&rsquo;innovazione e della formazione<br /> Per informazioni: </font><a href="http://www.jacobfleming.com/conferences/e-learning"><font size="2">http://www.jacobfleming.com/conferences/e-learning</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2"><font color="#800000">28-30 aprile 2008, Taranto</font><br /> </font><font size="2"><strong>Didamatica 2008<br /> </strong>L&rsquo;informatica applicata alla didattica: appuntamento annuale organizzato da Aica<br /> Per informazioni: </font><a href="http://didamatica2008.di.uniba.it/"><font size="2">http://didamatica2008.di.uniba.it</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2"><font color="#800000">28-30 maggio 2008, Accra, Ghana<br /> </font><strong>eLearning Africa</strong> <br /> La 3&ordf; Conferenza Internazionale sulle Ict per lo sviluppo, l'educazione e la formazione in Africa&nbsp;<br /> Per informazioni: </font><a href="http://www.elearning-africa.com/"><font size="2">http://www.elearning-africa.com</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2">11-14 giugno 2008, Lisbona, Portogallo<br /> <strong>New learning cultures &ndash; Eden Annual Conference</strong><br /> Conferenza annuale sulla formazione a distanza e l&rsquo;e-learning in ambito europeo<br /> Per informazioni: </font><a href="http://www.eden-online.org/eden.php"><font size="2">http://www.eden-online.org/eden.php</font></a><font size="2">&nbsp;</font></li></ul><p>&nbsp;</p><p><strong><a name="Per_saperne_di_pi_"><font size="2">Per saperne di pi&ugrave;</font></a></strong></p><p><font size="2"><br /><strong>Attivit&agrave; dell&rsquo;Isfol</strong></font></p><ul> <li><a href="http://www.xformare.it"><font size="2">Spf on line</font></a><font size="2"> </font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.kid-elearning.org/osservatorio">Tavolo di raccordo interistituzionale sull'e-learning nella Pubblica amministrazione</a>&nbsp;</font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.ettcampus.org/elearning">Progetto ettcampus 2.0</a></font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.education-observatories.net/helios">Piattaforma Helios, progetto di ricerca sull&rsquo;e-learning in Europa</a></font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/SezioneEuropaLavoro/DGPOF/ProdottiEditoriali/CollaneEditoriali/LibriFSE/glossarioelearning">Glossario e-learning per gli operatori del sistema formativo integrato</a></font></li> <li><font size="2"><a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/SezioneEuropaLavoro/DGPOF/ProdottiEditoriali/CollaneEditoriali/LibriFSE/Xformare">Catalogo dei percorsi di formazione continua per gli operatori del sistema formativo integrato</a></font></li></ul><p>&nbsp;<strong><font size="2"><br />Link</font></strong>&nbsp;</p><ul> <li><a href="http://www.elearningeuropa.info"><font size="2">Portale della Commissione europea per promuovere l&rsquo;innovazione nell&rsquo;apprendimento lungo tutto l&rsquo;arco della vita</font></a><font size="2"> </font></li> <li><a href="http://www.eurodl.org"><font size="2">European journal of open and distance learning</font></a><font size="2">&nbsp;&nbsp; </font></li> <li><a href="http://www.trainingvillage.gr/etv/Projects_Networks/Elearning/"><font size="2">European training village (Etv) piattaforma interattiva su istruzione e formazione professionale</font></a><font size="2"> </font></li> <li><a href="http://www.assinform.it"><font size="2">Associazione italiana per l&rsquo;information technology</font></a><font size="2">&nbsp;&nbsp; </font></li> <li><a href="http://www.anee.it "><font size="2">Commissione dei contenuti multimediali Assinform</font></a><font size="2"> </font></li> <li><a href="http://www.labeljournal.it/site/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=5"><font size="2">LABeL journal&nbsp;- Laboratorio di e-learning dell&rsquo;Universit&agrave; La Sapienza</font></a><font size="2">&nbsp; </font></li> <li><a href="http://www.innovazione.gov.it"><font size="2">Ministero per le riforme e le innovazioni nella PA</font></a><font size="2"> </font></li> <li><a href="http://www.cnipa.gov.it "><font size="2">Cnipa - Centro nazionale per l&rsquo;informatica nella pubblica amministrazione</font></a><br /> <br /> &nbsp;</li></ul><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p align="right"><font size="1"><strong>Autore</strong>: </font><a href="mailto:f.ludovisi@isfol.it"><font size="1">Francesca Ludovisi</font></a><font size="1"><br /></font><font size="1"><strong>Area</strong>: </font><a href="/Istituto/Attivita/Ricerche/Risorse_strutturali_e_umane_dei_sistemi_formativi/index.scm"><font size="1">Risorse strutturali e umane dei sistemi formativi</font></a><font size="1"><br /></font><font size="1"><strong>Coordinamento editoriale</strong>:</font> <a href="/Credits/index.scm"><font size="1">Redazione</font> </a></p><p>&nbsp;</p><p align="right">&nbsp;</p> Thu, 27 Mar 2008 23:00:00 GMT http://test.isfol.local/Dettaglio_Focus/index.scm?codi_focus=290 2008-03-27T23:00:00Z