Vai direttamente:home page, accessibilità del sito, ricerca, contenuto della pagina., mappa del sito, torna al inizio pagina, intranet, istituto, Urp, Ufficio Stampa, Bandi, Newsletter, Rassegna Stampa, Forum, Focus, In calendario, Percorsi per la conoscenza, Percorsi per la piena occupazione, Percorsi per la coesione sociale, RSS, Note Legali, Credits, Contatti, Banche Dati, Documentazione, Normativa, Glossario, Link
ISFOL - Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei lavoratori   Istituto | Urp | Ufficio Stampa | Bandi
isfol canali Newsletter | Rassegna stampa | Forum
Banche Dati Documentazione Normativa Glossario Link
 
 
 

Europa 2020. La via d'uscita europea dalla crisi

 

 

I punti deboli dell'Agenda di Lisbona


Il grande piano lanciato nel 2000 dai leader europei riuniti a Lisbona che avrebbe dovuto trasformare l’Unione europea, entro il 2010, nella prima potenza al mondo basata sulla conoscenza è, in parte, fallito.
Dal documento di valutazione della strategia, elaborato dalla Commissione nel febbraio scorso, emerge che “globalmente la strategia di Lisbona ha avuto un’influenza positiva sull’Ue anche se i suoi principali obiettivi (tasso di occupazione al 70% e 3% del PIL destinato a Ricerca e Sviluppo) non sono stati raggiunti”. Pur individuando i settori giusti sui quali agire: ricerca e innovazione, investimento nel capitale umano e modernizzazione del mercato del lavoro, sviluppo del potenziale delle imprese, in particolare le PMI, energia e cambiamento climatico, la “strategia sarebbe dovuta essere strutturata meglio, così da potersi concentrare maggiormente su elementi portanti che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’origine della crisi”. Il vero punto debole della strategia è stato la governance generale del sistema.
I ruoli del Consiglio e del Parlamento europeo non stati chiaramente definiti e questo ha generato incertezze sulla titolarità del processo di riforme, così come la scarsa incisività degli strumenti utilizzati. Si è fatto per lo più ricorso a raccomandazioni specifiche destinate ai Paesi in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni Stati membri hanno saputo sfruttare questo strumento per intensificare le riforme altri, invece, hanno avuto difficoltà a capire quali fossero le misure politiche richieste a causa dell’eccessiva genericità degli atti. Inoltre, gli obiettivi definiti in sede europea, non sempre riflettevano le differenze esistenti nei diversi Stati membri, soprattutto dopo l’entrata nell’Unione dei nuovi Paesi.
Se Lisbona ha in parte fallito, è stato principalmente per una questione di metodo: gli obiettivi erano giusti, ma non vincolanti, affidati alla buona volontà dei governi e la Commissione non aveva strumenti per costringere gli Stati membri a rispettare gli impegni.
E stato inoltre sottovalutato il potenziale d’interdipendenza fra le economie dei diversi Stati membri, il cosiddetto “effetto domino”: le azioni (o mancate azioni) messe in campo in un Paese hanno generano ricadute su tutta l’Unione, così come l’andamento non omogeneo dei progressi.
Alla base della crisi economica – si legge nel documento - ci sono stati squilibri macroeconomici e problemi di competitività, non adeguatamente affrontati nel quadro della vigilanza delle economie degli Stati membri esercitata attraverso il Patto di stabilità e crescita e la strategia di Lisbona, che hanno operato in parallelo invece che in modo complementare”.
Certo è che nel 2000 nessuno poteva prevedere che l’economia globale sarebbe stata minacciata dalla più grave crisi economica e finanziaria dal dopoguerra a oggi. D’altro canto, negli ultimi cinque anni l’Europa è cambiata, il numero degli Stati membri è quasi raddoppiato e l’euro è diventato una delle principali valute a livello mondiale.
Tutto ciò ha determinato la necessità di una nuova stagione di riforme.

 

Europa 2020 per la crescita e l'occupazione

Cercando di trarre insegnamento dagli errori, i ventisette hanno così deciso di rilanciare il sistema economico europeo attraverso un nuovo piano decennale basato su un numero limitato di obiettivi e un maggior coordinamento delle politiche nazionali ed europee.
"Per conseguire un futuro sostenibile - ha spiegato Barroso - dobbiamo sin d’ora guardare oltre il breve termine. L'Europa deve ritrovare la strada giusta e non deve più perderla. È questo l'obiettivo della strategia Europa 2020: più posti di lavoro e una vita migliore. Essa dimostra che l'Europa è capace di promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, trovare il modo di creare nuovi posti di lavoro e offrire un orientamento alle nostre società".

Europa 2020 individua tre priorità:





 
 
 
Apre il sito Unione europea in una nuova finestra Apre il sito Ministero del Lavoro in una nuova finestra Apre il sito Ministero dell'Istruzione in una nuova finestra
 
Apre il sito Europass in una nuova finestra Apre il sito CEDEFOP in una nuova finestra Apre il sito Programma Leonardo Da Vinci in una nuova finestra Apre il sito TTNet in una nuova finestra Apre il sito Orientaonline in una nuova finestra Apre il sito eFormazione continua in una nuova finestra Apre il sito Professioni, Occupazione e Fabbisogni  in una nuova finestra Apre il sito Ifolamb in una nuova finestra Apre il sito Euroguidance Italy in una nuova finestra Apre il sito Rapporto Orientamento in una nuova finestra Apre il sito TRANSNAZIONALITA' in una nuova finestra Apre il sito Ecvet-Moto in una nuova finestra Apre il sito Reference Point in una nuova finestra Apre il sito Indagine Piaac in una nuova finestra Apre il sito Progetto CE-Ageing  in una nuova finestra