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Un approccio comparato alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare

5 anni) e in età scolare (6 – 9 anni) copre più o meno la domanda. 
 
Orientamenti generali
Dal quadro tracciato emerge che il lavoro flessibile può essere una condizione importante per i lavoratori e le lavoratrici al fine di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari. Il lavoro part time è diventato uno degli strumenti più diffusi, ma sarebbe necessario regolamentare la personalizzazione del lavoro flessibile. Alcuni Paesi hanno garantito ai lavoratori il diritto di usufruire del lavoro flessibile, mentre in altri paesi la flessibilità è rivolta ai lavoratori con figli. Il coinvolgimento dei datori di lavoro è ampio, ma difficilmente quantificabile.
Per quanto riguarda, invece, il telelavoro si può sostenere che i Paesi con forti culture di contrattazione collettiva, non hanno fatto molti passi avanti e hanno in molti casi trascurato del tutto il problema. I Paesi con tradizioni meno salde in quanto a sistemi di contrattazione collettiva, invece, mostrano spesso passi avanti maggiori nell’ambito delle normative sul telelavoro.
Già il Consiglio Europeo, nell’ambito delle strategie per l’impiego, ha invitato i Paesi Membri a ripensare la contrattualistica vigente, in modo tale da modernizzare l’organizzazione del lavoro e adeguarsi alle nuove forme di lavoro flessibile.
Il 20 settembre 2001, l’ETUC (European Trade Union Confederation), l’UNICE (Union of Industrial and Employers’s Confederation of Europe) e il CEEP (Centro Europeo delle Imprese Pubbliche) hanno avviato le trattative finalizzate a redigere un accordo-tipo valido nei Paesi Membri e a gettare le basi di un’economia knowledge based. L’accordo formulato dai sindacati e firmato il 16 luglio 2002, rappresenta un punto di riferimento per i Paesi Membri che vogliono adottare il telelavoro, in conformità con le procedure nazionali e le specifiche politiche occupazionali. L’implementazione di questo accordo, di natura volontaria, non implica una riduzione del livello generale di sicurezza e protezione garantito ai lavoratori e non pregiudica il diritto delle parti sociali di concludere contratti complementari che possano tener conto di esigenze specifiche.
Il telelavoro è visto sia come lo strumento attraverso il quale imprese pubbliche e private modernizzano l’organizzazione del lavoro, sia come possibile strada scelta dal lavoratore per conciliare vita privata-vita professionale e ottenere maggiore autonomia nella gestione dei compiti da svolgere.
L’accordo del 2002 è stato reso effettivo il 15 luglio 2005, ma solo cinque dei 25 Paesi Membri (Italia, Paesi Bassi, Ungheria, Spagna e Gran Bretagna) lo hanno attuato in quell’anno. Molti altri Paesi hanno quasi completato l’attuazione entro il 2006, ma alcuni (come la Danimarca, l’Austria e la Slovenia) sono stati molto più lenti. Nei vari Paesi sono stati utilizzati diversi metodi di implementazione dell’accordo: la legislazione, la contrattazione collettiva e le linee guida per le good practice. Il Portogallo e altri nuovi Paesi membri, ad esempio, hanno trasposto l’accordo sul telelavoro nella legislazione; la Gran Bretagna e l’Irlanda hanno emesso linee guida per le good practice, mentre molti paesi continentali hanno scelto di normare tale pratica attraverso i contratti collettivi.
La domanda dei servizi di cura all’infanzia è fortemente influenzata dal tasso di partecipazione lavorativa dei genitori. In molti Paesi europei ci sono differenze che si rilevano in base alla distribuzione geografica della popolazione, in considerazione della residenza in aree urbane o rurali.
Per quanto concerne i tassi di copertura, solo alcuni Paesi hanno raggiunto l’obiettivo auspicato da Barcellona 2002 e ne emerge una grossa differenziazione. Bisognerebbe pensare ai servizi di cura come responsabilità condivisa tra Stato, datori di lavoro e lavoratori.
A livello europeo, dunque, la natura delle politiche di conciliazione differisce considerevolmente. Ciascun Paese si caratterizza per peculiari servizi offerti, tipi di congedi, modelli di organizzazione del ...»

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