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Un approccio comparato alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare

La flessibilità include un cambiamento nell’orario di lavoro, per quanto concerne i giorni o il luogo di lavoro.
Recentemente il Governo ha predisposto un piano decennale per la cura all’infanzia che prevede l’estensione del lavoro flessibile a genitori di bambini più grandi e a quei lavoratori che ne necessitano per cura di familiari non autosufficienti a carico.
Si presenta un forte utilizzo dei servizi informali. Dal 1997 la strategia nazionale di cura all’infanzia ha aumentato l’accesso e la qualità dei servizi di cura.
Nel nuovo “Piano Famiglia” inglese, in vigore dal 3 aprile 2011, il congedo parentale arriva a dieci mesi e si estende agli uomini lasciando alle famiglie la scelta su chi ne debba fruire. Viene, quindi, regolato nello stesso modo sia se a fruirne sono le donne, sia se utilizzato dagli uomini. La retribuzione è pari al 90% dello stipendio per le prime sei settimane, e poi va a scalarefino al decimo mese.
 
La legge n. 39 del 5 novembre 1999 in Spagna promuove la conciliazione vita familiare e lavorativa. La legge n. 21 del 20 giungo 2006 modifica la legge n. 9 del 12 giugno 1987, in materia di organi di rappresentanza, definizione delle condizioni di lavoro e partecipazione del personale dipendente delle pubbliche Amministrazioni.
Per quanto concerne le comunità autonome la flessibilità e l’organizzazione dei tempi di lavoro è stata introdotta attraverso vie diverse. In alcuni casi la contrattazione collettiva ha stabilito meccanismi di moderata riduzione dell’orario di lavoro e un aumento significativo della flessibilità. La settimana di 35 ore è stata introdotta in poche organizzazioni come pubblica amministrazione e pubblici servizi, anche se il primo accordo collettivo di settore che stabilisce la settimana lavorativa di 35 ore è stato siglato nel 2000 nel settore della riparazione auto nelle Asturie.
Il sistema di contrattazione collettiva relativamente 'giovane', che in alcuni casi procede con forti tendenze di deregolamentazione del mercato del lavoro, concerne anche il telelavoro (2,8% della forza lavoro appartiene alla categoria dei teleworker).
In merito ai servizi all’infanzia, invece, nella fascia di età 0 – 3 anni la disponibilità dei posti non copre la domanda, una maggior copertura è garantita per i bambini tra i 4 e 5 anni di età.
 
In Svezia l’attenzione è stata posta sulla contrattazione collettiva, dal 1998 sono stati introdotti accordi che riguardavano l’estensione e l’organizzazione dell’orario di lavoro.
Nel dicembre 2000 il governo svedese ha istituito una commissione d’esame al fine di rivedere l’intero sistema legislativo sull’orario di lavoro e i congedi. Sono state avanzate proposte di cambiamento che permettono scelte più individualizzate.
Il 16 febbraio 2005 il Parlamento svedese ha approvato i cambiamenti nell’ambito Swedish Working Time Act al fine di dare attuazione alla direttiva comunitaria 93/104/EC. Le nuove regole prevedono che la settimana lavorativa non superi le 48 ore e lo stacco notturno deve essere di almeno 11 ore consecutive. Sono previste eccezioni per le forze di polizia e le forze armate.
La contrattazione collettiva ha un contenuto nuovo, sulla base delle forti tendenze centrifughe, con lavoratori molto qualificati e sindacalizzati (white collar unionism) che lasciano molto spazio di manovra alla contrattazione locale sul telelavoro ad opera di gruppi fortemente rappresentati.
Su tutto il territorio nazionale sono presenti servizi pubblici di cura all’infanzia, previsti per bambini da 1 a 12 anni. Il numero di posti disponibili in età prescolare (2 – ...»

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