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Conciliare famiglia e lavoro: un aiuto dai fondi Articolo 9 della Legge 53/2000

Dicembre 2009
A cura di:Donatella Gobbi

Indice

  • Le politiche per la conciliazione famiglia-lavoro
  • La Legge 125/1991
  • La Legge 53/2000
  • La gestione dei progetti: analisi e prospettive
  • Le figure professionali emergenti nel campo della conciliazione
  • Figure consolidate, funzioni innovative
  • Nuove professioni per nuovi servizi
  • Conclusioni
  • Per saperne di più


Scarica il testo integrale (formato .pdf, 96,9 kb)

 

Le politiche per la conciliazione famiglia-lavoro
Nel termine “conciliazione” (dal latino cum e calare, cioè “chiamare insieme”) è insita l’idea di un incontro tra due o più parti per il raggiungimento di un’intesa. Nell’ambito specifico della conciliazione tra famiglia e lavoro, l’intesa da raggiungere riguarda il rapporto tra il tempo dedicato al lavoro e quello riservato alla famiglia. Di conseguenza, il problema non investe solo la sfera individuale, ma diventa oggetto di interesse pubblico e chiama in causa gli individui, le aziende e le istituzioni territoriali di riferimento.
La finalità delle politiche per la conciliazione riguarda quindi l’innovazione di modelli sociali, economici e culturali per rendere compatibili sfera familiare e sfera lavorativa, così da migliorare la qualità della vita dei singoli. Si tratta di politiche che coinvolgono in primo luogo le donne, ma anche gli uomini, i bambini e le organizzazioni; che interessano la sfera privata, ma anche quella pubblica, politica e sociale, di ciascun individuo; che hanno un impatto evidente sull’organizzazione del lavoro e dei tempi delle città, nonché sul coordinamento dei servizi pubblici.

 

La Legge 125/1991
L’adozione di politiche per la conciliazione, quindi, comporta vantaggi per gli individui, le aziende, il territorio di riferimento, come è dimostrato da numerosi studi effettuati in ambito nazionale  ed europeo . Con la Legge 10 aprile 1991, n. 125 “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”  le istituzioni nazionali, consapevoli di tali vantaggi, hanno iniziato a promuovere l'introduzione di pari responsabilità familiari e di conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Le disposizioni contenute nella Legge hanno lo scopo di favorire l’occupazione femminile e di realizzare l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne in ambito lavorativo, anche mediante l’adozione di misure, denominate azioni positive, al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità.
Le azioni positive incentivano la diversificazione nelle scelte di lavoro attraverso l'orientamento scolastico e la formazione professionale, superando i fattori che possono creare discriminazioni nell'organizzazione del lavoro e promuovendo l'inserimento delle donne nei settori professionali in cui sono sottorappresentate. La Legge, attraverso stanziamenti di fondi rivolti a datori di lavoro pubblici e privati, organizzazioni sindacali, centri di formazione e associazioni, ha senza dubbio contribuito a veicolare una cultura della conciliazione tra gli attori interessati e ha rappresentato una normativa all'avanguardia a favore dell'occupazione femminile.

 

La Legge 53/2000
Un ulteriore punto di svolta, dal punto vista normativo e culturale, si è avuto con l’entrata in vigore della Legge 8 Marzo 2000, n. 53, recante “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città". La Legge si pone l’obiettivo di promuovere un equilibrio tra i tempi di lavoro, di cura, di formazione e di relazione, mediante l’istituzione dei congedi parentali e l’estensione del sostegno ai genitori di soggetti portatori di handicap, l’istituzione di misure a sostegno della flessibilità di orario e di norme che dispongono il coordinamento dei tempi di funzionamento delle città. Mediante tale strumento normativo, il legislatore ha inteso rispondere alle esigenze di conciliazione tra famiglia e vita lavorativa, promuovendo azioni concrete articolate prevalentemente su tre livelli:

  • sul piano culturale, promuove un maggior coinvolgimento dei padri nella gestione familiare, attraverso un complesso meccanismo di incentivazione dell’uso dei congedi parentali per la cura dei figli;
  • sulle politiche dei tempi delle città, richiama gli enti locali ad esercitare funzioni essenziali per il bilanciamento dei tempi e la qualità della vita delle persone e delle famiglie;
  • in ambito aziendale mobilita, per la prima volta, aziende e parti sociali e orientandole alla sperimentazione di azioni positive per la conciliazione sul luogo di lavoro. 
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