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Europa 2020. La via d'uscita europea dalla crisi

Ottobre 2010
A cura di:Francesca Ludovisi

Indice

  • Introduzione
  • Crisi economica: alcuni dati

  • I punti deboli dell’Agenda di Lisbona
  • Europa 2020 per la crescita e l'occupazione
  • Dalle proposte ai fatti
  • La posizione del Governo italiano
  • Conclusioni
  • Approfondimenti

 

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Introduzione


Intelligente, sostenibile, solidale. E’ questa l’Europa del futuro delineata dalla Commissione europea nella nuova strategia per la crescita economica Europa 2020 che succede alla precedente Agenda di Lisbona del 2000.
Illustrata dal presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso il 3 marzo scorso, Europa 2020 definisce il quadro per l’azione europea in campo economico e sociale per i prossimi dieci anni.
Europa 2020 – ha dichiarato Barroso durante il lancio della strategia - illustra le misure che dobbiamo adottare ora e in futuro per rilanciare l’economia dell’Ue. Per superare con successo la crisi abbiamo bisogno di uno stretto coordinamento delle politiche economiche, altrimenti potremmo andare incontro a un decennio perso caratterizzato da un relativo declino, da una crescita definitivamente compromessa e da livelli di disoccupazione elevati”.
La nuova strategia è la risposta dell’Europa alla crisi economica attuale e si propone di dare all’Unione gli strumenti per passare a una nuova e sostenibile economia sociale di mercato. Affronta le sfide del momento collegandole a quelle a lungo termine attraverso il concetto di sviluppo sostenibile. "Europa 2020 è quello che dobbiamo fare oggi per domani - ha proseguito Barroso - per avviare sulla strada giusta l'economia dell'Unione europea. La crisi ha messo in luce le questioni fondamentali e le tendenze insostenibili che non possiamo più ignorare. L'Europa ha un deficit di crescita che sta mettendo il nostro futuro a rischio. Dobbiamo affrontare con decisione le nostre debolezze e sfruttare i nostri molti punti di forza".

 

Crisi economica:alcuni dati


L’attuale crisi ha annullato dieci anni di progressi in campo economico e sociale e il potenziale di sviluppo dell’Unione è stato dimezzato. I dati europei sulla crescita economica e la disoccupazione - presentati da Barroso al Consiglio europeo informale dell’11 febbraio scorso - non sono confortanti: il PIL è sceso del 4% nel 2009, si tratta del peggior risultato dagli anni ’30; la produzione industriale ha subito una flessione del 20% tornando ai livelli degli anni ’90 e l’Europa conta 23 milioni di persone senza lavoro con un tasso di disoccupazione per il 2010 pari al 10,3%, valore che si raddoppia  - 23% - se si prende in esame la popolazione giovanile.
Ciononostante, a oggi, emergono segnali positivi di ripresa. Le ultime previsioni di Bruxelles per l’anno in corso - contenute nel rapporto della Direzione generale per gli Affari economici e monetari della Commissione pubblicato a settembre 2010 - sono infatti orientate ad un rialzo del PIL e ad una crescita intorno all’1,8% nell’Ue e all’1,7% nell’area euro. “La ripresa rimane tuttavia fragile – si legge nel rapporto - con elevati livelli d’incertezza e disparità fra uno Stato membro e l’altro” e si riconferma la necessità di attuare al più presto riforme strutturali che incoraggino il potenziale di crescita. “Quanto prima e meglio agiamo su questo fronte – avverte Olli Rehn, Commissario europeo di riferimento – tanto più riusciremo a garantire una crescita sostenuta e la creazione di posti di lavoro”.

Tabella1
Tabella2

...»

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